Copertina del libro
Copertina del libro "E venne chiamata due cuori" di Marlo Morgan

… E venne chiamata due cuori – Marlo Morgan

Un vero e proprio viaggio dentro se stessi e in un mondo inimmaginabile, magico, fuori dal tempo: questo è … E venne chiamata due cuori di Marlo Morgan.

Puoi aver studiato, aver letto libri e guide turistiche, esserti informato per intere settimane, ma non c’è niente da fare: quando si arriva in Australia per la prima volta, si lasciano le città e ci si addentra nella sua natura a tratti brulla a tratti rigogliosa, ci si rende conto che niente, niente mai avrebbe potuto prepararci a tutto questo. Perché la natura australiana ha un non so che di magico: sembra che il cielo sia più grande, che le distanze siano infinite, che i colori siano più accesi, quasi vivi e con una loro personalità.

In particolar modo, niente potrà mai preparare nessuno di noi alla vista del deserto australiano; alla sua luce, alla sua terra rossa, alla polvere sottilissima che aleggia nell’aria costantemente, all’escursione termica tra il giorno e la notte. Quando ho vissuto in Australia ho avuto l’occasione di trascorrere qualche giorno nel deserto, ma quella di Marlo Morgan è un’esperienza unica, a tratti incredibile, sicuramente fuori da qualsiasi umana comprensione. Scopriamola insieme!

Due parole sulla trama di … E venne chiamata due cuori di Marlo Morgan

Il romanzo autobiografico … E venne chiamata due cuori racconta la storia di un pezzo di vita davvero speciale per Marlo Morgan, una professionista affermata e indipendente che, dagli Stati Uniti, si era trasferita per un periodo di lavoro in Australia.

Un giorno, Marlo viene invitata da una tribù aborigena australiana a presenziare a una cerimonia in suo onore. Quella mattina, Marlo si presenta di fronte al suo hotel fasciata in un tailleur, impeccabile come tutto il resto: i capelli, i gioielli, il portamento. Aspetta che il referente della tribù aborigena la venga a prendere per portarla alla cerimonia… e lui verrà davvero, a bordo di un fuoristrada. Ma la destinazione non sarà la cerimonia, o forse sì, ma in un senso completamente stravolto: Marlo Morgan si ritroverà circondata dalla tribù aborigena della Brava Gente, presente nel territorio del deserto australiano da migliaia di anni, che la inviterà a spogliarsi di tutto – dal tailleur agli indumenti intimi, passando per gli orecchini e la dignità di donna “occidentale” – e a compiere insieme a loro un lungo viaggio nel Red Centre, il grande cuore rosso australiano.

Saranno quattro mesi fisicamente infernali: il cammino a piedi nudi, il calore bruciante e poi il freddo pungente, le piaghe nel corpo, le mosche aggressive e le tempeste di sabbia, gli alberi e gli animali come sola fonte di sostentamento; qualsiasi comodità, prima data per scontata, da dimenticare. Ma saranno anche quattro mesi di domande, di dubbi esistenziali, di incredulità… e poi di risposte, di meraviglia, di puntini che, piano piano, inizio a connettersi per formare un grande, ancestrale disegno pieno di logica e magia.

Il viaggio in Australia di Marlo Morgan: realtà o finzione?

Io amo l’Australia e sono inevitabilmente portata a credere che tutto ciò che parla di questo Paese sia autentico e significativo. Ma sono anche una persona coi piedi per terra e, come migliaia di altre persone che hanno letto questo romanzo – un milione di vendite solo negli Stati Uniti! –, mi sono chiesta come sia stato possibile che una donna come Marlo, con il suo lavoro e i suoi affetti e la sua stabilità, abbia potuto accettare di imbarcarsi in un viaggio tanto impossibile. La Brava Gente dà una risposta a questa domanda: a portare Marlo Morgan in Australia e nella loro tribù è stato niente meno che il destino; “[…] è un’esperienza che devi vivere, la cosa più importante che potrai fare in questa vita: perciò sei nata! La divina interezza si è messa all’opera: questo è il tuo messaggio e io non posso dirti di più. Vieni. Seguici”.

Dopo la pubblicazione, il romanzo è stato sottoposto a una valanga di critiche e controversie riguardo la veridicità della storia: ancora non sappiamo se Marlo abbia davvero compiuto questo viaggio e, forse, non lo sapremo mai.

Ma, alla fine… cosa importa?

Se leggendo questo libro si decide di lasciarsi andare, ci si rende ben presto conto che, alla fin fine, non ha importanza se la storia sia vera o meno: magari è solo un pretesto come un altro per portare alla luce l’insofferenza dei ritmi troppo frenetici della nostra società contemporanea, l’esigenza di riconnettersi con la natura, la comprensione del fatto che non basti semplicemente respirare per sentirsi vivi: bisogna anche sorridere, amare, fare, muoversi, instaurare relazioni. Magari è solo un pretesto per rendersi conto che, a volte, forse è meglio abbandonarsi ai nostri mali invece che continuare a combatterli: così, forse, ci farebbero un pochino meno paura. O che il cambiamento è la vera chiave di ogni nostro percorso, di ciò che siamo e diventiamo ogni giorno, perché “un individuo ha fatto della sua vita un uso ben cattivo se ciò che crede all’età di sette anni è ancora ciò che sente a trentasette”.

La Brava Gente

Forse, ancora, per Marlo Morgan … E venne chiamata due cuori è stato solo un pretesto per raccontare di una tribù che, verità o finzione che sia, io vorrei con tutto il cuore che esistesse davvero: uomini e donne semplici, agili nel corpo e nella mente, liberi dai tormenti terreni, rispettosi verso ogni essere vivente e non vivente, amanti veri della natura e dei suoi frutti, capaci di ascoltare l’intuito e i suoni impercettibili della terra, grati ogni giorni per il semplice fatto di esistere ancora, perché esistono il sole, la luce, gli amici, il mondo intero.

Se esistessero persone così, forse sarebbe bello che un giorno uscissero dal rosso deserto australiano e venissero ad aiutarci; ad aiutarci a capire come amare di più, come preoccuparsi di meno, come percepire la sacralità della natura che ci circonda. Forse ne avremmo bisogno tutti e forse, direi quasi sicuramente, il mondo diventerebbe piano piano sempre un po’ migliore.

L’Australia e il suo deserto: magia e sacralità

E magari, chissà, … E venne chiamata due cuori è solo un pretesto per provare a mettere su carta quel senso di trascendentalità che la vista e l’esperienza del deserto australiano regala alle persone che abbiano avuto la fortuna di metterci piede.

Il Red Centre è una distesa interminabile di terra rossa, di arbusti verdi indistruttibili, di qualche solitario e testardo fiorellino colorato, di strade dritte come fusi per chilometri e chilometri, e poi all’improvviso una cosa fuori dal mondo come il profilo di Uluru, o come le rocce curve di Kata Tjuta. Il deserto australiano è, in molte delle sue aree, un luogo sacro per diverse tribù aborigene ancora esistenti, e questa sacralità è percettibile anche per noi “comuni mortali”: si sente come una vibrazione della Terra, un senso di misticità e di ultraterreno che non può lasciare indifferenti e che resta nel cuore per sempre.

È forse proprio per questo, alla fine, che … E venne chiamata due cuori di Marlo Morgan mi è piaciuto così tanto: un libro di viaggio diverso dal solito, capace di trasportarci in una terra lontana e in un vissuto incomprensibile, illogico, lontanissimo dal nostro sentire, eppure così coinvolgente.

Non consiglierei questo libro a chi è troppo razionale ed è ben felice di esserlo; lo consiglierei, invece, a chi ha bisogno di ritrovare dentro di sé una scintilla di luminosità, di spiritualità, di fede nella natura, negli esseri umani e in tutto ciò che è più grande di noi e che si può solo percepire con l’intuito, la fiducia e l’amore. Per chi cerca questo, … E venne chiamata due cuori non potrà in nessun modo essere una delusione.

“Avevo passato la vita assillata dalla necessità di garantirmi un lavoro sicuro, di premunirmi contro
l’inflazione, di acquistare beni immobili e di risparmiare in vista della pensione. Ma qui la nostra unica
sicurezza era l’immutabile ciclo del sole che sorgeva al mattino e tramontava la sera”.

Articolo scritto da: Agnese Sabatini