Copertina del libro
Copertina del libro "Febbre bianca" di Jacek Hugo-Bader e M. Borejczuk

Viaggio in Siberia: il libro “Febbre bianca” di Jacek Hugo-Bader

Tra i libri sulla Siberia, e sulla Russia in generale, più interessanti che possiate leggere c’è proprio “Febbre bianca”; un volume abbastanza recente del giornalista polacco Jacek Hugo-Bader.

Paragonato spesso al reporter suo connazionale Ryszard Kapuściński, Hugo-Bader lavora per il maggiore quotidiano polacco, “Gazeta Wyborcza”, ed ha scritto numerosi reportage sull’ex Unione Sovietica, sull’Asia centrale, sul Tibet e la Mongolia e vinto grazie ad essi prestigiosi premi.

In questo libro di viaggio in Siberia, l’autore racconta la sua estrema esperienza personale compiuta in solitaria nel 2007. Ispirato dal libro “Reportage dal Ventunesimo secolo” nel quale due scrittori russi nel 1957 immaginavano come sarebbe stata la loro patria esattamente 50 anni dopo, nel novantesimo anniversario della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre. Jacek Hugo Bader è deciso ad emulare l’impresa di Kowalski nel classico road movie americano “Punto zero”, cioè percorrere in solitaria al volante di un’auto un continente intero, questa volta però due volte e mezzo più grande degli Stati Uniti.

L’impresa sembra già folle così, ma aggiungiamoci anche il fatto che il giornalista decide di compiere questo viaggio in Siberia in pieno inverno, con un mezzo che oserei definire “di fortuna”.

Il mezzo di trasporto prescelto per questa “odissea” russa è la UAZ-469, soprannominata anche la “jeep sovietica”, spesso semplicemente chiamata “Lazik” che significa giramondo, perché i russi la utilizzano da molti anni per arrivare letteralmente ovunque. Si tratta di un modello di jeep che viene prodotta in forma invariata dal 1972.

La Lazik che Jacek riuscì ad acquistare era del 1995 e necessitò di alcune riparazioni e modifiche prima della partenza, e a dire la verità anche dopo. Tra i momenti più divertenti di questo libro ambientato in Siberia ci sono appunto i tentativi più bislacchi di riparare l’auto in situazioni per niente agevoli con quello che capitava.

Questo viaggio in Siberia, in pieno inverno, non partiva certo con i migliori auspici quindi, ma è incredibile vedere la fiducia e il grande coraggio che l’autore dimostra di avere; imperterrito, testardo, voglioso di scoprire la Russia più profonda, i suoi personaggi e le sue storie.

Viaggio in Siberia: storie e personaggi incredibili

Il viaggio per la Russia più remota parte da Mosca e anche qui Jacek Hugo-Bader ha l’occasione di fermarsi per conoscere personaggi e storie incredibili.

Spesso quando pensiamo alla Russia abbiamo in mente la Piazza Rossa di Mosca, il Cremlino, la Cattedrale di San Basilio, San Pietroburgo con il suo Hermitage e la Siberia con i suoi paesini sperduti dove si registrano le più basse temperature sulla Terra.

Nonostante la Russia sia una terra enorme, che confina con il cuore dell’Europa fino ad arrivare al Giappone, ben poco conosciamo di questo paese se non le sue due città principali e qualche stereotipo.

Non ho mai viaggiato in Russia e prima di leggere questo libro sulla Siberia e sulle terre più remote di questa nazione, non avrei mai immaginato di quante differenze culturali, religiose e linguistiche potessero convivere in questo paese.

Jacek Hugo-Bader in questo libro sulla Siberia non si limita però solo a descriverci realtà differenti e lontane da noi; l’autore entra nelle famiglie, ci racconta storie a volte inquietanti, dà voce ai reietti, agli alcolizzati, ai dimenticati, ai più poveri, alla periferia.

Il tutto intervallato da momenti di tensione e quasi paura direi, durante i suoi lunghi tragitti in auto, a volte anche di notte, alle prese con sconosciuti malintenzionati, guasti alla jeep, dormite al freddo sul sedile posteriore.

Ma oltre a momenti di difficoltà e storie particolarmente drammatiche, c’è spazio anche per tanto humor e personaggi positivi e divertenti.

Un viaggio all’avventura nel vero senso della parola, in positivo e in negativo.

Tra le tante storie che l’autore ci racconta ci sono quelle degli hippies moscoviti ormai anziani, ma sempre con le idee ben chiare, i superstiti degli ex manicomi, i rapper e la scena musicale dei casermoni popolari della città; poi ci sono tragedie nazionali come quella dell’alcolismo e dell’AIDS, gli sciamani della regione Tuva, un’intervista a Mikhail l’inventore del Kalashnikov e l’incredibile storia della comunità riunitasi intorno al culto di Vissarion – “colui che dona la vita”- un messia vivente che ha creato una nuova religione e una nuova società con numerosi adepti.

Proprio quest’ultima forse è la storia che maggiormente mi ha colpito.

Secondo l’autore di “Febbre Bianca” attualmente sono presenti sulla Terra sei Cristi, tre di essi vivono proprio in Russia e uno di questi è Vissarion, pittore autodidatta ed ex-poliziotto, che lo scrittore polacco ha incontrato durante il suo lungo viaggio in Siberia.

I seguaci di questa religione sono circa centomila in tutto il mondo e sottostanno ai ben 61 comandamenti emanati dal nuovo Messia.

Nonostante le stranezze di tutta la vicenda, le regole che possono apparirci strane, per Jacek questo “è il posto più felice in cui mi sia imbattuto durante questo viaggio di svariati mesi da Mosca a Vladivostok”. L’autore ci porta dentro questa comunità e ci racconta la vita quotidiana di queste persone, il villaggio che si sono costruiti su misura, i lavori che fanno, il sistema scolastico, la cultura e alcune storie di vita dei singoli adepti che hanno lasciato tutto a centinaia, se non migliaia, di chilometri di distanza per ricominciare da capo.

Questa storia è soltanto un esempio dei tanti numerosi incontri nei quali l’autore polacco vi condurrà; ogni capitolo ha il suo motivo di stupore, qualche aneddoto che vi rimarrà impresso, un personaggio che amerete o odierete, usi, costumi e tradizioni di cui ignoravate l’esistenza.

Un bel libro sulla Siberia e la Russia per andare oltre gli stereotipi e la conoscenza superficiale che di solito si ha di un paese così grande come la Russia.

“Pregavo soltanto di non rimanere in panne di notte in piena taiga e di non incappare nei banditi. Alla prima di queste disgrazie ero preparato, alla seconda: no. Probabilmente ero l’unico matto che viaggiava non armato, e oltretutto in solitaria, attraverso quello spaventoso oceano di terraferma.”

Articolo scritto da: Sara Ciolini