Fika, la pausa caffè degli svedesi
Fika, la pausa caffè degli svedesi

Hai mai sentito parlare della Fika in Svezia? Bando a facili malizie e sorrisetti ironici, la fika è la pausa caffè degli svedesi, un vero e proprio rito da consumare di solito insieme ad un dolce. Per gli svedesi è la parte migliore della giornata cui difficilmente si riesce a fare a meno.

Pensa che in molte aziende è obbligatoria. Pare che migliori la produttività.

Il rito della fika in Svezia

Ho parlato di pausa caffè, ma la fika è qualcosa di ben diverso dal caffè ingurgitato velocemente alla macchinetta a cui siamo abituati noi italiani.

In Svezia, la fika è una tradizione consolidata che costituisce un‘istituzione sociale in cui si beve un caffè, insieme ai colleghi di lavoro durante una pausa oppure con gli amici o la famiglia. Generalmente accompagnato da un dolce, è un rito sacrosanto utile per “staccare la spina” e per ridurre lo stress da lavoro.

La Svezia è tra i maggiori paesi consumatori di caffè al mondo.

E la fika è un rito che rappresenta fortemente lo stile di vita svedese.

Così insito nella cultura quotidiana della Svezia, la fika viene messa in pratica almeno due volte al giorno, in genere alle 10:00 e alle 15:00.

Il termine, che indica sia un sostantivo che un verbo, deriva da uno slang svedese del XIX secolo dove le sillabe di una parola vengono invertite in una metatesi: fika deriva infatti da kaffi, termine svedese arcaico che indica il caffè (oggi kaffe). 

Originariamente, una fika tradizionale era accompagnata da un assaggio di sette biscotti fatti in casa, ed era considerata una sorta di competizione fra i partecipanti per premiare chi avesse preparato quelli migliori. Negli anni 40 del 900, tra le famiglie svedesi si diffuse il ricettario “Sju Sorters Kakor” (Sette tipi di biscotti), che rapidamente entrò a far parte della cultura culinaria svedese. Si narra che ogni famiglia ne possieda almeno quattro copie e che sia uno dei libri più influenti in Svezia, anche più della Bibbia!

Nei tempi moderni la tradizione dei sette biscotti è andata scomparendo. Oggigiorno è più che altro una pausa caffè che permette uno stacco dal lavoro e un importante momento di socializzazione. Nella pratica delle cose si traduce nel prendere un caffè, ma anche un tè o una qualsiasi bevanda calda non alcolica, degustandola con qualche biscottino, snack o dolcetto, per recuperare forze e concentrazione e per scambiare due chiacchiere con amici e colleghi.

I benefici della fika

È stato scientificamente provato che la fika apporta grandi benefici. Non a caso, molte aziende svedesi obbligano i propri dipendenti ad effettuare la fika, offrendo loro anche bevande calde al fine di aumentare il benessere lavorativo e, conseguentemente, anche la produttività aziendale.

Tutto merito della caffeina? Non solo. A creare le premesse per una pausa produttiva è la caduta temporanea – davanti a uno snack calorico – delle gerarchie sociali, che rende i lavoratori svedesi tra i meno stressati al mondo. Si scambiano informazioni, si appianano conflitti, si toglie “la ruggine” dal cervello e si promuove la creatività. 

Persino sul sito di una famosissima e stra conosciuta azienda svedese si legge che “alcune delle migliori idee e decisioni avvengono durante la fika”.

Libri sul “Grande Nord”

La Svezia e i Paesi del Nord in generale sono sicuramente molto affascinanti.
I fiordi norvegesi, il mito di Capo Nord, l’epiteto di “paesi più felici del mondo”, il paese di Babbo Natale, ed ancora la mitica Aurora Boreale che per alcuni (fotografi in primis) è una vera e propria ossessione…. Sono davvero tanti i motivi per cui i Paesi del cosiddetto Grande Nord ispirano tanti viaggiatori.

Se anche tu nutri il sogno di raggiungere Capo Nord, puoi iniziare ad assaporare l’eroica impresa leggendo “Il limite che non c’è. Dall’Italia a Capo Nord correndo” di Andrea Toniolo.
Se la neve, il freddo e i paesaggi impervi sono la tua passione, “Febbre bianca. Un viaggio nel cuore di ghiaccio della Siberia” di Hugo-Bader e M. Borejczuk fa al caso tuo. Una storia di viaggio senza eguali nella fredda Siberia in pieno inverno! 

Articolo di Federica Ermete