La Hudson degli anni '30 utilizzata da Heidi Hetzer durante il suo giro del mondo in solitaria.
La Hudson degli anni '30 utilizzata da Heidi Hetzer durante il suo giro del mondo in solitaria.

Si può viaggiare in terza, o anche in quarta, età? Beh, qualcuno scuoterebbe subito la testa, ma pensiamoci bene: perché no? Heidi Hetzer ce lo dimostra: donna instancabile e coraggiosa, ha compiuto il giro del mondo all’età di 77 anni, dimostrandoci come ogni viaggio possa essere una meravigliosa avventura. A qualsiasi età.

Grandi donne a bordo di grandi auto

Prima di lei Clärenore Stinnes: una donna proveniente dalla zona nord-occidentale della Germania, a pochi chilometri da Dortmund, e immensamente appassionata di auto e motori. Nata nel 1901, 26 anni dopo riuscì a farsi finanziare da alcune ditte (che oggi chiameremmo “sponsor”) e partì per il giro del mondo a bordo di un’auto d’epoca: dal 1927 al 1929, viaggiò da sola e con determinazione, visitando 23 Paesi e tornando a Berlino sana, salva e soddisfatta.
Heidi Hetzer cresce con il mito della Stinnes, alla quale è legata dall’incrollabile passione per l’automobilistica: figlia unica di un meccanico, cresce tra olio per motori e benzina, prende poi in mano l’azienda del padre e la passa infine ai suoi figli. Dopo una carriera in questo mondo e la partecipazione a numerosi rally, raggiunge l’età della pensione e si profila all’orizzonte, finalmente, la possibilità di esaudire quel sogno tenuto nel cassetto per tanto tempo: seguire le orme – anzi, la pista – della sua eroina, Clärenore Stinnes.

Heidi e Hudo, 77 anni e 960 giorni

E così Heidi Hetzer, classe 1927 e tedesca di Berlino, decide di compiere l’impresa: ha 77 anni quando, il 27 giugno 2014, decide di partire per il suo temerario viaggio intorno al mondo. Con lei c’è Hudo, la sua auto d’epoca Hudson Greater Eight addirittura del 1930, e fedelissima compagna di viaggio.
960 giorni in giro per il mondo: da sola, anziana, malata, ma anche inarrestabile, coraggiosa, indipendente. Il viaggio subisce battute d’arresto importanti: niente di meno che due interventi per la rimozione di un tumore e la perdita di due dita durante il tentativo di riparare il motore di Hudo. Cose da niente, vero? Eppure, il viaggio ha sempre ripreso: Turchia, Iran, Asia Centrale, Cina, Australia, Nuova Zelanda; dall’altro lato del mondo, dal Canada agli Stati Uniti fin giù nel Sud America e in Africa, al di qua dell’Oceano Atlantico. Fino a che, il 12 marzo 2017, Heidi è tornata a Berlino e tutti l’hanno salutata con gioia, orgoglio e rispetto di fronte all’iconica Porta di Brandeburgo.

Cosa ci insegnano Heidi Hetzer e le altre donne viaggiatrici

Anche se purtroppo Heidi Hetzer non c’è più, con noi rimane il più grande insegnamento che la sua impressa potesse regalarci: non è mai troppo tardi. Non si è mai troppo vecchi – così come non si è mai troppo deboli, o troppo donne… – per viaggiare da soli, per darsi all’avventura. Per contare su noi stessi, per tenere viva la scintilla, per coronare i nostri sogni. Come Heidi Hetzer, ce lo insegnano altre donne viaggiatrici che, alla mezza età e con moltissima umiltà, si mettono in viaggio: è il caso di Monica Nanetti, che ci racconta della sua Via Francigena in bicicletta in Se ce l’ho fatta io, o di Helen Thayer che firma il libro di viaggio Polar Dream.
Tutte queste grandi donne, viaggiatrici e coraggiose, ci insegnano a viaggiare con umiltà e fierezza, ci ispirano a dare vita ai nostri sogni, ci ricordano che la vita è breve, sì, ma vale la pena di essere vissuta proprio fino all’ultimo secondo.

Articolo di Agnese Sabatini