I diari della Kolyma di Jacek Hugo-Bader
Copertina del libro "I diari della Kolyma. Viaggio ai confini della Russia profonda" di Jacek Hugo-Bader
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Come si vive oggi nella Kolyma? Come trascorre il tempo delle persone in quello che per lungo tempo è stato uno dei più grandi GULag dell’Unione Sovietica? Jacek Hugo-Bader decide di scoprirlo partendo per un lungo viaggio nelle desolate e gelide terre della Siberia. Nel suo I diari della Kolyma. Viaggio ai confini della Russia profonda racconta tutti gli incontri e le esperienze che vive durante una spedizione unica e per nulla facile.

“Ogni storia sentita nella Kolyma è più strana di ogni altra e più straordinaria della precedente.”

I diari della Kolyma: reportage dalla fredda terra dei GULag

La Kolyma è stato uno dei più grandi lager dell’Unione Sovietica, ma se immagini un grande campo di lavoro, sbagli.

La Kolyma, infatti, è un’immensa regione la cui estensione segue il corso dell’omonimo fiume che scorre per più di 2.000 km. I campi di lavoro, qui, erano centinaia ed erano disseminati ovunque.

Il regime inviò in questa terra della Siberia orientale centinaia di migliaia di deportati affinché, con il loro lavoro, estraessero le ricche riserve minerarie del sottosuolo. Le condizioni estreme in cui si era costretti a lavorare uccisero circa 3 milioni di persone.

Kolyma, per anni, è stato sinonimo di morte certa.

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Varlam Tichonovič Šalamov, nel 1973, raccontava la sua esperienza personale nel toccante libro I racconti di Kolyma.

Diversi anni dopo Jacek Hugo-Bader, reporter polacco, ha scelto di recarsi in quell’angolo estremo di Siberia e, nel 2018, ha narrato la sua indimenticabile esperienza di viaggio in autostop lungo l’unica lunga strada della Kolyma in un libro. Il titolo del suo racconto è proprio un omaggio all’opera di Šalamov.

I diari della Kolyma è un volume pieno zeppo di storie e di incontri. Un reportage di un viaggio difficile fisicamente, ma anche emotivamente. Le pagine si alternano tra quelle di un vero e proprio diario e quelle in cui l’autore racconta i suoi colloqui con le persone del luogo. Le storie di vita con cui si entra in contatto parlano troppo spesso di soprusi, solitudine e povertà.

E il cuore si gela, forse per il freddo, forse per l’angoscia.

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Viaggio in autostop attraverso il “più lungo cimitero del mondo”

Jacek Hugo-Bader vuole attraversare la Kolyma e per farlo l’unico modo è spostarsi lungo la sola via di comunicazione di questa regione, la Doroga (in russo significa semplicemente “strada”). Questa via è lunga 2.025 km e fu costruita dai prigionieri dei lager.

Gli anziani la chiamano “il più lungo cimitero del mondo” perché qui persero la vita migliaia di persone. È su quei cadaveri che si poggia l’asfalto su cui sfrecciano oggi camion e macchine. Letteralmente.

Uno dei momenti più toccanti del libro è il racconto di Vladimir, cercatore d’oro, che racconta all’autore il modo brutale in cui i prigionieri venivano seppelliti in quell’angolo di terra dimenticata da ogni dio. La prima fila di morti veniva posta al di sotto di una collina e coperta con la terra sopra di loro; la seconda fila veniva adagiata sul terrapieno che si era formato e coperto con ulteriore terra e così via. Vladimir porta Jacek a vederne uno e gli spiega che oggi, quelle colline, sono diventate luoghi di falò e grigliate non appena la bella stagione fa capolino.

Come fanno gli abitanti a ridere nella Kolyma? Come fanno gli abitanti a vivere nella Kolyma? È una domanda che ritorna in continuazione nel corso della lettura. È una domanda che ritorna in continuazione nella mente di chi legge.

Eppure la vita sembra andare avanti in qualche modo.

Fino a quando, però, non si fanno i conti con la mancanza dei bambini.

I bambini sono solo nelle storie di chi parla: sono morti, sono scappati, sono lontani.

Vodka, caviale e oro: la vita al confine della Russia più profonda

La Kolyma, percorsa da una sola strada che da Magadan porta a Jakustsk, è una regione maledetta dal passato, dalla geografia e dal clima, ma nonostante questo c’è chi la abita.

Il reporter polacco si ferma a parlare con i camionisti che ogni giorno percorrono la Doroga. Entra nelle case di coloro che hanno scelto volontariamente di vivere qui, come Natalia Nikolaevna, figlia di Nikolai Ezov, il temuto capo dell’NKVD. Viene ospitato dai cercatori d’oro che per circa 6 mesi l’anno scavano nel permafrost alla ricerca di pepite. Chiacchiera con l’ispettore ittico di Magadan che gli svela il segreto del caviale più buono del mondo.

Jacek Hugo-Bader incontra gli abitanti della Kolyma, li lascia parlare mentre tracannano bicchierini di vodka e si lascia avvolgere da quella straziante amarezza che sembra pervadere ogni angolo di questa regione.

I diari della Kolyma è un libro forte, duro, che arriva dritto al cuore e che, conducendoci in un viaggio più unico che raro, dà voce a una delle zone più remote della Russia e a una pagina di Storia rimasta sepolta sotto uno strato troppo spesso di ghiaccio.

Recensione di Selene Scinicariello.

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