Copertina del libro
Copertina del libro "I viaggi della Cafetera" di Vincenzo Rusciano

I VIAGGI DELLA CAFETERA di Vincenzo Rusciano – RECENSIONE

QUANDO IL GIRO DEL MONDO HA TUTTO UN ALTRO SAPORE

Ogni viaggiatore ha il viaggio che si merita. Perché partire, decidere di incontrare il mondo, non è qualcosa che succede un giorno per caso.
Per uscire dalla propria zona di comfort e abbandonare la rassicurante routine di ogni giorno non basta sfoderare il proprio entusiasmo e mostrare una gran sete di scoperta. Ci vuole coraggio e intraprendenza, ma soprattutto non può mancare… la fantasia! La dote per eccellenza dei napoletani. E di fantasia, Vincenzo Rusciano , ne ha proprio da vendere.
Motivo per cui il suo non è un viaggio qualunque, così come la sua compagna di viaggio è decisamente una partner fuori dal comune.
Ecco perché il suo libro, I viaggi della cafetera,, molto di più di un libro. È una continua montagna russa, dove ogni evento ne scatena un altro, ancora più incredibile di quello precedente e dove a ogni pagina non sai mai cosa aspettarti.
Perché Vincenzo è un viaggiatore che non si risparmia mai. Coglie al volo ogni esplorazione possibile, si adatta a qualunque situazione, non si sottrae neanche davanti al rischio e spinge sempre al massimo l’acceleratore dell’avventura.
Non a caso può vantare un’esistenza davvero camaleontica, grazie a 13 anni vissuti all’estero, che gli hanno permesso di lavorare in 7 paesi e di viaggiare in oltre 60.

Fin dalle prime pagine, infatti, ci imbattiamo nella presentazione di un ragazzo pieno di sogni, diviso fra la possibilità di iniziare una solida carriera e la tentazione di cominciare a viaggiare in lungo e in largo, senza piani prestabiliti, se non quello di immergersi totalmente in ogni luogo, popolo e cultura del globo, per non avere debiti con i ripianti, ma solo esperienze e ricordi coi quali arricchirsi.
È così che a 24 anni cominciano le avventure di Vincenzo.
Fra Europa, Thailandia, Malesia, Borneo, Australia, Nuova Zelanda, Fiji, , etc. il suo viaggio si rivelerà la migliore scuola che si possa frequentare: quella della vita in perenne movimento, fatta di imprevisti, di rischi che strattonano le tue abitudini ricordandoti che essere su questa Terra non è scontato, di incontri casuali ma fortunati, di usanze che ti lasciano a bocca aperta aprendo anche la tua mente a orizzonti più ampi, di luoghi magici che sembrano esistere solo nei documentari e di gente genuina che nel bene o nel male ha sempre qualcosa da insegnarti, non solo sul proprio luogo di appartenenza ma anche sul genere umano in generale.
Perché quello che definiamo “l’altro” in realtà è semplicemente lo specchio di noi che gli stiamo davanti e l’unica differenza interessante, semmai, è che il caso abbia deciso di farci nascere ai lati opposti del globo.
Per questo conoscere la gente di un paese è il modo migliore per scoprire davvero un posto e cosa questo è capace di scatenare in noi.

Ma torniamo un attimo alla fantasia dei napoletani. Eh sì, perché l’avventura che riempie le pagine del libro I viaggi della cafetera , non è altro che un viaggio che riporta Vincenzo in sella al suo istinto nomade; stavolta non per aggiungere nuovi timbri al suo passaporto, ma per ritrovare la sua speciale compagna di viaggio: la cafetera , appunto. Una moka , di quelle autentiche, vissute, che riportano i segni dei caffè celebrati e condivisi in tutto il mondo.
Un oggetto che anni prima Vincenzo ha sempre portato dentro al suo zaino, fotografandolo al cospetto dei monumenti di tutto il mondo. Come quella volta al Louvre, quando la fotografò davanti alla Monnalisa, destando preoccupazione e stupore tra la sorveglianza del museo.

STORIA DI UN UOMO CHE GIRAVA IL MONDO CON LA SUA CAFFETTIERA

La scelta di portare con sé in giro per il mondo la cafetera , risponde a un “codice affettivo”: quello tipico dei napoletani, per i quali il caffè , e tutto quello che gli ruota intorno sono dotati di un’aura poetica e di una carica emotiva uniche. Accogliere gli ospiti con un caffè , , sorseggiarlo insieme, è un vero e proprio rito sociale basato sull’incontro, dove lo scopo è proprio lo stare insieme, godersi una chiacchierata, una pausa dalla routine.

Il suo potere si concretizza nella capacità di creare e rispondere a delle emozioni.
Per questo Vincenzo riesce a trasformare un oggetto di uso comune in un vero e proprio personaggio. Un personaggio che rappresenta le proprie radici, sempre presenti, anche mentre si è dall’altro capo del mondo, in posti dove nessuno comprende la tua lingua ma dove basta un caffè per abbattere qualsiasi barriera culturale.
Un personaggio che diviene il perno della narrazione, permettendo all’autore di compiere un viaggio nel viaggio. Sulle orme della cafetera , , infatti, Vincenzo potrà ripercorrere le tappe del viaggio che avevano fatto insieme, in un continuo avanti e indietro fra le avventure del passato e il viaggio presente. I ricordi si mischiano con gli episodi di un “adesso” dove la consapevolezza più grande è proprio quella che la ricchezza di ogni viaggio sono i ricordi che ne conserviamo e le persone con le quali li abbiamo vissuti.

E di pagina in pagina è proprio come essere seduti al bar con un amico e una bella birra, a rivangare i tempi d’oro dell’adolescenza. Il racconto fluisce leggero, senza ristagnare in lunghe e noiose descrizioni. Merito di una scrittura semplice ma sincera, entusiasta di andare dritta al punto, per acciuffare il lettore con racconti sempre a limite dell’incredibile.
Da una scalata, dall’epilogo quasi nefasto, sulla montagna più alta del Medio Oriente, a un’immersione in un lago della Siberia dove l’unica cosa che ti separa dalla morte è una muta stagna di tipo laminato. Ma che succede se non ti isola a dovere?
E per rendere la lettura ancora più stimolante basterà sfruttare i QR code sparsi tra le pagine e immergersi nei video che catapulteranno il lettore lì in quei luoghi dove la cafetera , ha permesso che grandi cose accadessero.
Perché leggere un libro , può essere come guardare un film o come ascoltare una lunga canzone che ti trasporta in altri mondi. O, come in questo caso, è come attraversare una galleria di Polaroid, dove ogni foto racchiude un momento epico. Una collezione di momenti di vita che Vincenzo Rusciano , è riuscito ad accumulare perché ama il caffè, ma preferisce berlo in un posto mai uguale a quello del giorno prima, anche se non è dietro l’angolo di casa.

“Viaggiare da solo è la forma più estrema di libertà che uno possa vivere”.

Articolo scritto da: Gabriella Ferracane