Lago degli scheletri
Centinaia, anzi migliaia di ossa umane spuntano dalle sponde del Roopkund, attirando l’attenzione di curiosi e studiosi.
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Un dio sterminatore, un’enorme meteorite, una grandinata apocalittica, una battaglia o qualcos’altro? Cosa ha potuto causare la morte di almeno 500 persone a più di 5.000 metri d’altitudine? Cosa può mai essere accaduto vicino a quello sperduto lago dell’Himalaya indiano? Nessuno ancora lo sa. Da quando un soldato (ri)scoprì il lago durante la Seconda Guerra Mondiale, di tempo ne è trascorso, ma il mistero rimane ancora ben lontano dall’essere risolto!

Il Lago Roopkund: uno specchio d’acqua colmo di ossa umane

Il Lago Roopkund è conosciuto come il Lago degli Scheletri. Per 11 mesi l’anno la sua superficie è ghiacciata e il suo fondale praticamente invisibile sotto la coltre di neve. Con l’arrivo della stagione estiva, però, il bacino d’acqua ritorna allo stato liquido e il suo contenuto viene alla luce.

Centinaia, anzi migliaia di ossa umane spuntano dalle sponde del Roopkund, attirando l’attenzione di curiosi e studiosi.

Nessuno scheletro è stato mai ritrovato intatto: lo specchio d’acqua conserva frammenti di ossa, crani, bacini, femori, ulne e costole, tutti resti sono mischiati tra loro.

Un tempo si credeva che le ossa appartenessero alle vittime di un unico cataclisma, ma di recente sono stati effettuati studi genetici più approfonditi che hanno portato alla luce una verità ancor più misteriosa.

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Sono stati analizzati 38 scheletri e si è scoperto che quegli uomini (e donne) sono morti a secoli di distanza tra loro. Un primo gruppo di resti, infatti, sembra confermare il decesso tra il VII e il X secolo di un insieme di persone provenienti dall’India. Un secondo gruppo, invece, pare essere molto più recente: i resti, infatti, sembrano essere datati al 1800 e hanno relazione con i popoli del Mediterraneo orientale.

Un mistero inquietante, che continua ad affascinare!

Sogni un viaggio sull’Himalaya? Ecco 2 libri che devi leggere

Il Lago Roopkund si trova sul percorso della Nanda Devi Raj Jat, un itinerario di pellegrinaggio induista che viene organizzato davvero sporadicamente, ma non sono pochi gli esploratori e gli appassionati che negli ultimi anni si sono recati fino qui incuriositi dal suo mistero.

Oltre a questo luogo affascinante e inquietante, l’Himalaya ha da sempre avuto l’incredibile capacità di incantare e attrarre l’uomo che qui viene alla ricerca della Natura più estrema con l’intento di sfidarla e mettere sé stesso alla prova.

Le imprese più incredibili sono state raccontate in moltissimi libri e reportage. Di seguito voglio consigliarti due letture.

Il primo libro che ti consiglio è Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya di Paolo Cognetti. Il volume racconta un lungo trekking tra gli altipiani himalayani incorniciati dalle vette dell’Annapurna e del Dhaulagiri: una regione ancora non molto battuta dal turismo dove l’autore e i suoi compagni percepiscono la grandezza e la fortezza della Montagna e l’importanza dell’amicizia.

Il secondo volume è Autostop per l’Himalaya di Seth Vikram. Questo è il racconto di viaggio dell’autore che, durante una gita organizzata dall’ateneo frequentato, decide di rientrare a casa attraversando il Tibet e il Nepal. Il suo viaggio, tra imprevisti, gioie, paure e malesseri, attraversa paesaggi incantati e villaggi in cui la vita scorre nell’estrema miseria. Il percorso di Seth Vikram è un reportage in cui si può facilmente percepire la non facile convivenza di buddismo e capitalismo, ma è, soprattutto, il viaggio interiore di un ragazzo che ricerca sé stesso attraverso l’altro e attraverso l’avventura.

Articolo di Selene Scinicariello.

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