Muro della gentilezza di Milano
Giubbotti appesi all'esterno del Tempio del futuro perduto di via Luigi Nono a Milano

Dicono che viaggiare apra la mente, io ritengo che in alcune scelte sia più importante il cuore. Una scelta di cuore come quella presa dai ragazzi del “Tempio del futuro perduto” che in via Luigi Nono a Milano, hanno messo a disposizione di chiunque ne abbia un reale bisogno, il necessario per affrontare l’inverno.

Il muro della gentilezza: se ti serve, lo prendi.

Non importa quale sia la tua storia, se realmente ne hai bisogno, lo prendi e se non ne hai bisogno, lo appendi. Questa idea meravigliosa è nata In Iran, nella città di Mashhad a cavallo tra il 2015 e il 2016 grazie all’iniziativa di un anonimo che, senza probabilmente saperlo, ha dato il via ad un fenomeno globale conosciuto in tutto il mondo come “Wall of Kindness“, Muro della gentilezza.

Il funzionamento del progetto è semplice: all’esterno di un edificio vengono messi a disposizione vestiti, scarpe, spazzolini da denti e libri a chiunque ne abbia bisogno. Non serve una tessera, non serve chiedere il permesso e non serve dare alcuna spiegazione, in questo modo viene garantita dignità anche a chi, in un momento di difficoltà, non può permettersi l’acquisto di un giubbotto o di una sciarpa. Non è carità, è condivisione.

Ho donato le mie scarpe al muro della gentilezza di Milano

All'interno del Muro della gentilezza di Milano
All’interno del Tempio del futuro perduto

Scorrevo sullo schermo del mio cellulare le notizie fino a quando, con la freschezza di chi non ha ancora bevuto il suo caffè mattutino, intravedo l’articolo di un noto giornale a proposito di un “Muro della gentilezza“. Come viaggiatore, sento l’obbligo morale di restituire al mondo una parte di quello che è stato dato a me, non perchè io sia un seguace della filosofia del Karma ma perchè sono consapevole – prendo in prestito le parole di Jax in Domani smettodi essere nato nel lato del mondo che in fondo in fondo è…perfetto.

Sfruttando la comoda metropolitana di Milano, mi precipito in via Luigi Nono al Tempio del futuro perduto con la precisa missione di lasciare a disposizione del muro, alcune delle mie magliette termiche, una felpa ben imbottita e le scarpe che mi hanno accompagnato in più di un lungo viaggio. Dopo essermi presentato al gentilissimo staff della struttura e aver parlato di Mappalibro, sistemo le scarpe sul davanzale di una finestra per scattare qualche fotografia da inserire in quello che poi sarebbe diventato, il mio articolo sul Muro della gentilezza di Milano.

Nemmeno il tempo di scegliere l’angolatura giusta per scattare una foto d’autore che un signore si avvicina a me, afferra le scarpe e dopo averne controllata l’integrità, le ripone in uno zaino per poi entrare nella struttura. Una parte di me, quella artistica, avrebbe voluto dire all’uomo: “mi scusi, finisco di fare due foto con le quali vincerò il World Press Photo of the Year e gliele lascio”. Inaspettatamente, la parte razionale che solitamente latita in me e che in alcuni momenti imprevedibili della mia vita prende il sopravvento, ha insistito affinchè io non dicessi nulla.

Su una cosa ha sempre avuto ragione il buon Terzani; siamo troppo attaccati alle cose, siamo costantemente ossessionati dall’avere più che dall’essere. Oggi ho un paio di scarpe e qualche maglietta termica in meno, ma sono felice ed è grazie a questa felicità che lancio il mio appello a tutti quei fortunati viaggiatori che hanno – o hanno avuto – la fortuna di meravigliarsi davanti alle più incredibili meraviglie del mondo: donate! Voi che più di tutti avete avuto la grande occasione di sentirvi un tutt’uno con il mondo, lasciate qualcosa di voi a chi, ora, non ha la vostra stessa fortuna. Non occorre essere Leonardo DiCaprio e donare 3 milioni di dollari all’Australia per fare la differenza, qualche volta, bastano un paio di scarpe lasciate accanto al giusto muro.

Superare ogni confine grazie alle scarpe giuste

Come un paio di scarpe possa fare la differenza bisognerebbe chiederlo a Darinka Montico, una grande donna che un giorno ha semplicemente accettato il consiglio di un paio di scarpe: “Go walk“. Nel libro Walkaboutitalia: L’Italia a piedi, senza soldi, raccogliendo sogni racconta la sua avventura iniziata in Sicilia e terminata in Piemonte.

Se invece a parlare fossero le scarpe di Andrea Toniolo, racconterebbero i diversi paesaggi che lo hanno accompagnato per 4500 chilometri per raggiungere Capo Nord correndo. Una meravigliosa storia di riscatto personale a seguito di un importante incidente in moto che ha costretto Andrea ad una lunga e faticosa riabilitazione.
La sua corsa, è raccontata in modo meraviglioso nel libro “Il limite che non c’è. Dall’Italia a Capo Nord correndo“, ad oggi uno dei miei libri preferiti in assoluto.

Non so dirti chi stia indossando le mie scarpe oggi, ma sono felice che le abbia.
Se c’è qualcosa che ho imparato in questi miei anni, tra la lettura di un buon libro ed una camminata nel deserto, è che siamo la somma delle nostre storie, non delle nostre “cose”.

Articolo scritto da: Andrea “Thriss” Lamonica