Copertina del libro
Copertina del libro "In terre lontane" di Walter Bonatti

Il superuomo delle Alpi

Quando la copertina di un libro riporta il nome di Walter Bonatti , l’avventura è assicurata e anche l’insorgere di un’irrefrenabile voglia di partire a lettura conclusa.
Quest’uomo, infatti, è una vera leggenda, alla quale alpinisti e viaggiatori hanno sempre guardato come una grande fonte d’ispirazione.

La sua vita comincia dalla bassa valle del Po, dove la sua fervida immaginazione si aggrappa al paesaggio che lo circonda, plasmando il suo spirito avventuriero.
La sua preparazione atletica da ginnasta, insieme al suo costante desiderio di scoprire la natura, nel suo faccia a faccia con la montagna, presto lo portano a conquistare il tetto del mondo.
Dopo le prime scalate sulle Prealpi nel 1948, appena diciottenne, dà il via alle prime imprese, spostando pian piano sempre più avanti il limite dell’umanamente possibile. E così a 24 anni scala il K2, partecipando all’esplorazione che sancì la conquista italiana della seconda vetta più alta del mondo. Bonatti , era il più giovane del gruppo e durante quell’impresa diede prova di capacità che vanno oltre ogni limite possibile, resistendo un’intera notte senza tenda né sacco da bivacco a più di 8000 metri di altezza. Durante la sua vita continuerà a dare prova delle sue incredibili abilità, misurandosi con altre montagne altrettanto difficili, come il Monte Bianco, o la parete nord del Cervino.

Un libro per scalare le vette dell’esistenza

Per apprezzare un libro come In terre lontane , non è indispensabile amare i viaggi e le scalate, perché i libri di Bonatti sono molto più di una semplice narrazione piena di avventure ed esplorazioni.
Sono una scuola di vita, qualcosa che rispecchia perfettamente le parole della Yourcenar quando parla delle librerie, e di conseguenza dei libri, come necessarie riserve da ammassare per fronteggiare l’inverno dello spirito.
E allora quale migliore lettura per affrontare questa desolante stagione umana se non quella delle testimonianze di Bonatti , che ha sempre vissuto toccando i luoghi più reconditi della terra, lasciandosi penetrare dalle vibrazioni più ataviche della natura, sperimentando la condizione di chi spesso si è ritrovato in completa solitudine davanti a paure e incertezze ben più minacciose di una parete a strapiombo.

Eppure quest’uomo, seppur limitato dalla propria condizione umana, è sempre riuscito ad avere la meglio su una natura indomabile, sempre pronta a sopraffare chi osa sfidarla giocando a fare Dio.
Forse proprio perché Bonatti , non è come tutti gli altri: per lui la natura non è qualcosa da addomesticare, ma un’entità il cui incontro gli è indispensabile, per sentirsi vivo, per conoscere sé stesso, per nutrire la sua immaginazione insieme alla sua eccezionale urgenza di superarsi, di non darsi limiti, mai.
Per questo motivo leggere Bonatti , ti insegna l’umiltà e l’urgenza di mettersi alla prova in ogni istante. Ricorda a tutti il senso del grande limite, dell’ostacolo, della conquista.

Una delle cose fondamentali sulle quali lui mette sempre l’accento è la necessità, non solo di una costanza che si traduce nel sacrificio della prestazione fisica e nella preparazione, ma anche di una irrinunciabile presenza della creatività, del sogno. La capacità di immaginare un obiettivo, anche dietro un fallimento; la tendenza a sognare avventure e luoghi sui quali misurare sé stessi, per conoscere meglio i propri limiti e le proprie potenzialità.
Il suo spirito avventuriero ci insegna che non siamo fatti per accontentarci di una vita tranquilla, che abbiamo bisogno di slanci vitali che facciano vibrare le nostre esistenze intorpidite, di incognite che facciano da catalizzatore alla curiosità, di strade che seguano il percorso meno battuto, quello che non è ancora tracciato e che rimane aperto a continue rimodulazioni, a traiettorie inaspettate, a deviazioni sorprendenti.

Dalle montagne alla conquista del mondo

Una volta raggiunto l’apice della sua carriera alpinistica, a 35 anni Bonatti , decide che la montagna è un banco di prova per lui ormai esaurito e per questo soppiantato dall’esigenza di ampliare quegli orizzonti che per molti anni lo avevano portato a misurarsi con la verticalità delle montagne.
Decide così di abbandonare l’euforia dell’altezza, per misurarsi con l’orrizzontalità più selvaggia del pianeta. Una scelta che dal 1965 lo porta ad accettare l’invito del redattore del settimanale Epoca, entrando così ufficialmnete a far parte della scuderia di Arnoldo Mondadori.

Questa decisione trasformerà lo scalatore in un coinvolgente reporter e un indomito esploratore, l’inizio di una seconda vita nella quale Bonatti , diviene una sorta di Ulisse moderno che sfida l’ignoto. Il frutto di queste nuove imprese è proprio il libro In terre lontane : 22 capitoli, ognuno dedicato a un luogo specifico della Terra. Ad accompagnare la narrazione di ogni impresa una cartina geografica che mostra il percorso compiuto.

Grazie a tale dovizia di particolari e a una narrazione che si diverte a mimetizzarsi tra il realismo della cronaca di viaggio e il romanzo, Bonatti , ci regala la possibilità di scoprire insieme a lui popolazioni, luoghi e animali che all’epoca i più potevano vedere solo in televisione.
Nelle sue gesta riecheggiano i racconti dei grandi maestri dell’avventura, come quando s’imbarca per l’Alaska e lo Yukon, ripercorrendo le famose tappe della corsa all’oro che tutti conosciamo grazie ai romanzi di Jack London.

Le sue avventure sono la prova tangibile di come l’uomo possa essere capace di fronteggiare le più svariate situazioni, mutando pelle a seconda delle necessità, affilando quello spirito avventuriero che squarcia le paure per lasciar posto solo a un continuo senso di meraviglia.
Come infatti lui stesso scrive in uno dei capitoli:

“Svegliarsi un mattino e rendersi conto che da vari giorni vivi su un isolotto di lave fumanti sperduto nel mar della Sonda è la premessa migliore per garantirsi l’avventura e l’emozione per la nuova giornata che sta iniziando. Questo mi capita nel dicembre 1968 mentre sto compiendo un sopralluogo su ciò che è rimasto del famoso vulcano Krakatoa, inaspettatamente esploso ottantacinque anni prima”.

Così, da un capitolo all’altro, ci imbattiamo in un Bonatti , instancabile, che cammina in lungo e in largo nel deserto australiano, che si lancia determinato alla ricerca della reale sorgente del Rio delle Amazzoni, che si sposta fino ai confini del mondo, toccando luoghi come Capo Nord o l’isola di Pasqua.
Le sue spedizioni solitarie, però, sono costellate anche da una serie di incontri che ci mostrano il fascino di quelle popolazioni capaci di vivere in piena armonia con la terra, custodi di saperi antichi, come i Pigmei dell’Ituri e gli aborigeni dell’Orinoco. Esseri umani che Bonatti considera come un esempio dal quale tutti dovremmo attingere, per imparare come rispettare i luoghi sui quali passiamo.

Ma come nasceva la mia avventura? Innanzitutto riesumavo le mie fantasie di bambino, le mie letture da ragazzo sulle quali avevo sognato non dico quanto. Tutti a una certa età facciamo dei sogni su ciò che leggiamo, e a questi sogni adesso io davo vita creandone il motivo dei miei viaggi. Queste mie giovanili visioni ora venivano da me studiate e appuntate su una mappa in corrispondenza di una posizione geografica

Articolo scritto da: Gabriella Ferracane