Copertina del libro
Copertina del libro "In vetta al mondo. Storia del ragazzo di pianura che sfida i ghiacci eterni” di Daniele Nardi e Dario Ricci
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Roccia, ghiaccio e vento. Questi gli elementi di “In vetta al mondo. Storia del ragazzo di pianura che sfida i ghiacci eterni” di Daniele Nardi e Dario Ricci. Un libro che è più un diario personale, una sorta di intervista, un racconto a più mani, che ha per protagonista chi, in nome di una passione, ha dato la vita.

“Siamo arrivati sulla Luna ma ci sono luoghi sulla Terra ancora inesplorati. Come gli astronauti, gli alpinisti sfidano l’estremo e l’ignoto.”

Daniele Nardi, alpinista estremo. Un ragazzo di pianura con la montagna nel cuore.

Daniele Nardi (Sezze, 1976 – Nanga Parbat 2019) è stato un alpinista estremo. Ha affrontato le scalate più difficili “a mani nude”, in stile alpino, senza ossigeno, con attrezzature ridotte al minimo, senza corde fisse o campi preinstallati. Per anni ha perseguito con tenacia un obiettivo ai limiti dell’impossibile: completare la prima scalata invernale del Nanga Parbat, nona montagna più alta della terra, attraverso lo Sperone Mummery, ricalcando i passi di Albert Frederick Mummery, pioniere dell’alpinismo le cui imprese e la tragica fine sono avvolti nella leggenda.
“In vetta al mondo. Storia del ragazzo di pianura che sfida i ghiacci eterni” racconta la storia di Nardi, dalle prime arrampicate sulle pareti e le cime scabre del centro Italia di cui è originario, alle spedizioni che nel corso degli anni lo hanno portato a calcare le vette più alte del pianeta. Questa edizione del libro contiene il diario della sua ultima avventura, la Nanga Parbat Winter Expedition 2015.

Daniele lo ha scritto giorno per giorno a oltre quattromila metri di quota, componendo l’epica storia in presa diretta di un atleta che sogna di lasciare un segno indelebile nella neve.  Nel febbraio 2019 ha perso la vita mentre tentava, insieme all’inglese Tom Ballard, di portare a compimento la sua eroica impresa.

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L’alpinismo, una passione estrema

Può una passione arrivare al punto da rimetterci la vita? Questo se lo chiedono i “non addetti ai lavori”, me compresa. Questo libro ci fa capire cosa prova uno scalatore, da quali sentimenti è animato, perché si pone degli obiettivi a dir poco impossibili e cosa prova quando raggiunge la vetta.

“Perchè no?”. Questo è il primo appoggio, il gradino iniziale di un scalata che comincia con la follia di lanciare una sfida estrema e arriva lassù, dove l’ossigeno è un’ipotesi, il vento e il gelo i grandi dominatori, il silenzio l’unica verità acquisita. Arrampicarsi fino in cima con mani, picozza, corde e ramponi può sembrare quasi un affronto, un peccato di superbia nei confronti delle leggi degli uomini e della Natura.

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Eppure l’aspirazione alla scalata, all’ascensione, l’epico duello con roccia, ghiaccio e vento ha sicuramente almeno due facce.

È una sfida soprattutto interiore” ammette Daniele. “Mi misuro con me stesso, i miei limiti, le mie paure. Più che un duello, il rapporto tra l’alpinista e la montagna è un dialogo. Ogni passo è una conquista, ma non sarebbe possibile se la montagna stessa non lo concedesse. Lassù i rapporti di forza sono molto semplici, elementari. A ogni metro che percorri devi sempre aver chiaro in testa che è la montagna a condurre il gioco. È lei che detta regole e principi. Tu ti inerpichi provato da gelo e fame, ma più che del conquistatore, devi avere la predisposizione d’animo di chi chiede permesso, e a ogni passo ottenere prova tangibile che la tua richiesta sia ben accetta agli dei e agli uomini”.

La scalata verso la vetta, quali difficoltà si incontrano?

Fatica, stanchezza, scarso allenamento, materiale insufficiente, sottovalutazione della sfida. Senza dimenticare una buona dose di componente psicologica.

È indispensabile anche saper gestire le emozioni. Devi riuscire ad essere sempre presente a te stesso, dialogare con mente e corpo, a volte anche con ogni singolo muscolo. L’esperienza è fondamentale, ma il meccanismo che un alpinista deve saper gestire è altamente complesso: talvolta, è proprio l’esperienza la più grande ingannatrice, la più insidiosa mistificatrice della verità. E, di conseguenza, la più fedele alleata della morte.
Ed infine, la ciliegina sulla torta – si fa per dire – è la distrazione, figlia inevitabile di questo mix esplosivo.

Raggiungere la vetta, cosa si prova?

Quel che sento quando salgo per quelle pendici è la libera Armonia con tutto ciò che mi circonda e, in fondo, con me stesso”.

Questa la risposta di Daniele, che spiega: “la Montagna, la vetta, il ghiaccio, per me sono libertà. Su quelle rocce, con lo sguardo fisso all’insù verso quel miscuglio di bianco e azzurro, mi sento realmente libero. È una sensazione se vuoi anche ingenua, ma che davvero faccio fatica a ritrovare quaggiù. In questo senso il mio desiderio della vetta è una fuga, una ricerca perenne, una smania di quell’infinito senso di libertà”.

Quello che può apparire strano, sempre per i “non addetti ai lavori”, è il fatto che questa esperienza te la godi solo alla fine, quando (e se!) raggiungi la cima… Nardi stesso ammette che raramente riesce a godersi il paesaggio circostante. “Il pensiero della montagna, l’attenzione ai dettagli, lo studio di pareti, rocce, materiali, le piccole grandi scelte che in ogni momento sei chiamato a fare e da cui dipende la riuscita della spedizione, oltre alla sicurezza dei partecipanti, assorbono totalmente”.

Perchè “la Montagna assorbe tutte le energie, tutta la concentrazione, e la partita che giochi è tra vita e morte”.

Ma evidentemente, a sentirlo parlare e dalla passione che trapela, ne vale proprio la pena. A ciò va infine aggiunto il profondo significato che assume il valore dell’amicizia.

Non ci sono medaglie o premi che valgono un compagno di cordata.

La gloriosa storia dell’alpinismo è piena di casi in cui un simile legame è l’ingrediente segreto che riesce a spingere le persone oltre i propri limiti, verso gesti di eroismo indimenticati, trasportandoli nell’olimpo dell’alpinismo.  Ogni spedizione mette a nudo i suoi protagonisti.

Quando tutto quello che ti circonda e ti sovrasta fa pressione su di te, in modo che esca la parte più vera di chi sei, senza veli nè filtri, bè, allora, se ci riesci, resti in cordata insieme per tutta la vita.

L’indicibile forza della montagna è anche questo: riuscire a tirare fuori da te il meglio e il peggio, e mescolarli e farli esplodere nelle relazioni con gli altri componenti. Da qui nasce a volte un rapporto solitario e unico con la montagna che si fa padrona delle relazioni, dei rapporti, sconvolgendoli oppure rendendoli duraturi

“In vetta al mondo. Storia del ragazzo di pianura che sfida i ghiacci eterni”, il libro

Come scrive nella postfazione la moglie di Daniele, questo libro è la storia d’amore tra Daniele e l’alpinismo. Un amore che non finirà mai, neppure oggi, che il suo corpo e il suo cuore sono abbracciati per sempre dal ghiaccio eterno dello Sperone Mummery sul Nanga Parbat.

Recensione di Federica Ermete

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