Mario Cimarosti Viaggiatore e scrittore
Mario Cimarosti è nato a Puos d’Alpago (BL) e vive a Marcon, in provincia di Venezia. Lavora da oltre vent’anni con Tour Operator come responsabile dell’organizzazione di gruppi estero e accompagnatore turistico.

Qualche mese fa ho avuto il piacere di leggere e recensire Ai confini dell’Asia, un libro che porta immediatamente nelle atmosfere esotiche e curiose di Russia, Transiberiana, Cina e Asia Centrale. Ho voluto intervistare Mario Cimarosti affinché ci raccontasse qualcosa in più dei suoi viaggi e di queste incredibili zone del mondo che hanno tanto da raccontare.

Intervista a Mario Cimarosti: Ai confini dell’Asia

Come raccontavo nella recensione di Ai confini dell’Asia, il libro di Mario Cimarosti racconta dei suoi tanti viaggi compiuti verso l’Asia nel corso degli anni. Con questa intervista, parliamo ancora di quei luoghi, ma non solo: parliamo delle persone e degli incontri che ti cambiano; di aneddoti e disavventure; di cose che colpiscono per sempre. Mario ci racconta anche di alcuni suoi progetti e di quella meravigliosa avventura che è scrivere un libro.

1. Ai confini dell’Asia racconta dei tuoi 24.441 chilometri alla scoperta della Russia, della Cina, dell’Asia Centrale. Credi che la tua passione verso questa parte di mondo sia nata dal tuo lavoro oppure da altre motivazioni più personali?

La passione per il viaggio è nata molto prima che questo diventasse la mia professione: ho sempre avuto una grande attrazione verso la conoscenza di altri popoli, il cercare di arricchirmi attraverso tutto ciò che è “diverso”. Già a 19 anni, come sai ne ho fatto un capitolo nel mio libro, sono partito volontario con i Caschi Blu dell’ONU per la missione di pace in Mozambico, un’esperienza in terra africana che ha lasciato in me un segno indelebile, propulsore emozionale del saper accogliere le genti diverse senza nessuna forma di pregiudizio. Poi talmente era forte in me la passione del viaggiare e la curiosità di scoprire nuove terre, che inevitabilmente tutto questo è diventato il mio lavoro, così ho iniziato a specializzarmi in luoghi meravigliosi e popoli straordinari; da qui è iniziata la mia avventura di viaggiatore che dura ancora da 23 anni, tra le magnificenze dell’Eurasia dalla Russia fino all’oriente, sulla Via della Seta.

2. In viaggio verso la Russia, racconti: “L’obiettivo del mio viaggio in Russia era ben chiaro ancor prima della partenza: volevo calcare passo dopo passo le orme degli zar, alla continua ricerca dei loro preziosissimi tesori”. Che cosa ti affascina in particolare dell’epoca zarista, a livello storico e culturale?

Ebbene sì, cara Agnese, il mio primo viaggio alla scoperta della Russia l’ho fatto nella seconda metà degli anni ’90; credo che proprio l’anno in cui per la prima volta ho messo piede in terra russa sia stato il fattore scatenante per la mia forte passione verso l’Impero Zarista, la famiglia Romanov e, soprattutto, i loro tesori straordinari.
Era da poco in Russia scoppiata quella rivoluzione politico-sociale che mise fine al comunismo sovietico, il quale regnava oramai da circa 70 anni in Russia; era ufficialmente il 26 dicembre del 1991. La Russia stava attraversando un cambiamento epocale e inaspettato, i primi anni dal cambiamento furono terribili: mancavano persino il cibo e i beni di prima necessità, gli scaffali dei negozi alimentari erano perennemente vuoti, un momento di sbandamento totale per la popolazione dell’ex Unione Sovietica. Io sono arrivato qualche anno dopo, le cose stavano cambiando e migliorando sotto molti aspetti; ma per altrettanti motivi non si viveva ancora bene in Russia, c’erano ancora forti i segnali del grande cambiamento e credo che questo momento, così straordinariamente diverso da quello che stavamo vivendo per esempio noi in Italia, mi ha fatto appassionare a questa gente, alla loro storia, permettendomi di approfondire le tematiche storico-sociali del Paese più grande del nostro pianeta. La Russia non si potrà mai comprendere fino in fondo se non si entra nelle viscere del suo popolo misterioso e bucolico ma allo stesso tempo incredibilmente ospitale.
Nel mio libro Ai Confini dell’Asia dedico tre interi capitoli alla Russia, racconto le mie esperienze più vere ed emozionali a contatto con questa gente, mi inoltro oltre che nelle grandi città come Mosca e San Pietroburgo, anche nei villaggi dispersi tra i boschi di tiglio, mi spingo fino all’anello d’oro dentro le chiese mistiche ortodosse, procedo ancora il mio lungo viaggio sulla Transiberiana, il mitico treno sulla ferrovia più lunga del nostro pianeta attraversando Siberia e Mongolia, con un unico obiettivo: incontrare queste persone speciali e aggiungere ogni giorno un nuovo tassello alla scoperta dei tesori degli Zar.

3. I tuoi viaggi in Cina ti hanno sicuramente permesso di approfondire una cultura lontana dalla nostra e di apprezzarne tutte le sfumature. In che senso nel libro affermi che un viaggio in Cina permette di scoprirsi “più vicini all’Asia di quanto non si possa immaginare”?

La Cina è una meta fondamentale a mio avviso per ogni viaggiatore: qui sono ben radicati i sentimenti dell’uomo verso la propria origine, un popolo immenso che non tradisce mai le proprie radici, cresciuto in un regime severo che però non ha potuto intaccare l’animo e la devozione personale verso la preghiera e la meditazione, che in Cina è espressa in ogni sua forma. Arrivato in Cina la prima volta, sono rimasto estasiato dalla sua storia; non dimentichiamo che la Cina vanta 55 siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO, è alla pari con l’Italia al primo posto nel mondo per siti culturali di valore inestimabile, non poca cosa direi!
La cultura quindi ci avvicina a questo Paese, la sete di conoscenza, i monumenti e la storia dei suoi grandi Imperatori; anche questo è un motivo per sentirci più vicini all’oriente perché, per un viaggiatore occidentale, arrivare fin qui vuol dire aprire per sempre le proprie vedute sul mondo e i suoi popoli, riscoprendosi affine a questa gente e, come nel mio caso, ritornare a casa con la valigia piena di molti altri punti di vista.

4. Devo ammettere che la mia parte preferita di Ai confini dell’Asia è quella che si svolge in Asia Centrale, dalle atmosfere dell’Uzbekistan alle tradizioni di Georgia e Armenia. Se dovessi spiegare a un bambino cosa rappresenta per te questo angolo di mondo, come lo racconteresti?

Bella domanda a cui rispondo con grande piacere, perché mi sono sempre sentito un po’ bambino nei miei viaggi: ancora oggi cerco di guardare con occhi da bambino tutto ciò che scopro e che ritengo interessante, solo in questo modo mi libero dai pregiudizi e mi godo appieno l’emozione del momento senza filtri. A un bambino spiegherei con queste parole il mio viaggio in Uzbekistan e nel Caucaso tra Armenia e Georgia: “un giorno scoprirai che il mondo è talmente grande che bisogna assolutamente partire per visitarlo, non ti basterà una vita intera per vederlo tutto.
Per questo motivo, segui il tuo istinto: ti piace colorare i disegni che fai, mettici tutti i colori che conosci, solo così vedrai nel tuo bel foglio apparire l’azzurro turchese delle maioliche di Samarcanda, i riflessi del sole dorato dei soffitti nei Mausolei completamente bardati d’oro puro, vedrai il rosso lucente della sabbia speciale che copre in deserto del Kyzyl Kum (il deserto rosso uzbeko) attraversato dai nomadi pastori che allevano le pecore dalla folta lana Karakul. Continua a colorare il tuo foglio che comincia a prendere forma, a dare vita a questi popoli e alle sue meraviglie, ecco ora apparire il rosso vivo attraversato da mille sfumature gialle, viola, blu… è il tramonto che si scorge dai minareti di Bukhara, cittadina millenaria tra i mercati brulicanti della seta; ecco poi il verde dei prati sconfinati dell’Armenia e della Georgia (le perle del Caucaso).
Aggiungici pure anche il pennarello nero, non sempre questo colore è triste; in questo caso, rappresenta il buio mistico dei Monasteri armeni, dove è custodita la storia di tutte le religioni, Paese che per primo al mondo ha ufficializzato il cristianesimo come religione di stato. Guardando questo nero, caro bambino, devi sempre sorridere per la preghiera in ogni sua forma: la troverai sempre ovunque andrai nel mondo. Da oggi per tutta la tua vita, porta con te i tuoi pennarelli colorati: saprai sempre come utilizzarli per dipingere le meraviglie del nostro Pianeta”.

5. In Ai confini dell’Asia racconti di tantissime avventure e disavventure vissute in viaggio: qual è quella che ricordi con più intensità e che vuoi condividere con i nostri lettori?

Si, il mio libro non è di certo una guida turistica, ma dentro queste 224 pagine ci sono tutte le mie emozioni provate in 23 anni di viaggi sulla Via della Seta, tutte quelle emozioni che ho provato a contatto con le persone locali, dormendo tra loro nelle case private e nelle Gher (tende) del deserto, mangiando alle loro tavole a volte stracolme di ogni ben di dio, altre volte umili e semivuote ma sempre e comunque gradite e condite da sorrisi e sguardi che porto ancora oggi dentro di me.
Racconto tantissimi episodi vissuti personalmente lungo questi miei 24.441 km; uno che non ho raccontato ma che voglio dire a te e ai lettori di Mappalibro in esclusiva è accaduto in Mongolia, mentre osservavo la preparazione degli atleti al Festival del Naadam (la rappresentazione folkloristica più importante del paese che si tiene ogni anno in Mongolia). Mi sono imbattuto in un angolo dove stavano preparando i bambini con i costumi locali alla lotta libera; chi vince la lotta tra gli adulti viene ogni anno premiato divenendo di fatto l’erede mongolo del grande condottiero Gengis Khan, stessa cosa poi vale tra i bambini che crescono inevitabilmente con uno spirito competitivo, pur sempre gioviale, legato a questo grande gioco nazionale.
In questa occasione, mi sono lasciato vestire da lottatore locale e ho simulato una lotta libera con un bimbo sorridente e fiero; beh, ho “lottato” accompagnato dagli applausi della folla che si creò intorno a noi, fino al momento in cui mi sono lasciato cadere a terra sopraffatto dal piccolo Gengis Khan. Un tripudio di applausi ci ha avvolto e, tra la gente divertita e urlante, il piccolo bimbo salito con entrambi i piedi sul mio petto ha alzato le braccia al cielo, piccolo grande guerriero della Mongolia.

6. Leggendo il tuo libro, ho avuto l’impressione che per te siano le persone del posto a rendere qualsiasi viaggio ancora più intenso e consapevole. Io sono d’accordo! Qual è l’incontro che più ti è rimasto nel cuore?

Assolutamente sì! Sono le persone che animano il mio continuo senso del viaggio, loro amplificano le mie emozioni, mi basta uno sguardo un sorriso tra i mercati dispersi nei Paesi più lontani del mondo ed io già mi sento a casa. A questa tua interessante domanda non posso che rispondere con il nome di una persona: NUNE.
Questa ragazza armena è per me il cuore di questo popolo: l’ho conosciuta diversi anni fa a Erevan (la Capitale dell’Armenia), mi ha aiutato molto nel visitare e comprendere questo popolo e questo luogo magico, fatto da persone speciali e ospitali e, soprattutto, da tanta tantissima cultura. L’Armenia è quel posto nel mondo dove tutti dovrebbero andare almeno una volta, perché qui e solo qui si vive in prima persona l’anima di un intero popolo e della sua storia, spesso purtroppo attraversata da sofferenza e discriminazione. Nune mi ha aperto la mente verso il Caucaso e verso l’Armenia; con lei ho potuto ascoltare, mi sono limitato a sentire tutto ciò che aveva dentro da raccontarmi: la sua gente, la sua famiglia, la storia di questo Paese e delle cattiverie subite dai popoli vicini, uno fra tutti la Turchia e il grande genocidio armeno che hanno subito. Con Nune, però, ho aperto il mio cuore verso la meraviglia culturale di questo luogo: musei incredibili – fra tutti, il Matenadaran di Erevan –, i monasteri incastonati tra le montagne, luoghi ascetici dove ho ritrovato la mia anima meditativa; e poi, diciamolo: in Armenia si mangia davvero da favola! Anche la cucina locale ha un valore inestimabile e qui, posso affermare con certezza, la buona cucina abbinata alla innata ospitalità della sua gente è un combinato meraviglioso per ogni visitatore.
Oggi che Nune si è da poco sposata, è felice per la sua nuova famiglia. Nel mio libro racconto un intero capitolo dedicato a Nune e alla sua Armenia; purtroppo la guerra in atto in questi giorni tra Armenia e Azerbaijan sta riportando in questo popolo quel velo di tristezza che troppo spesso lo ha afflitto. La mia speranza è che tutto si risolva presto e che tornino a fiorire i prati e le distese d’erba nelle campagne armene, perché voglio tornare in questa parte di mondo che personalmente adoro, per abbracciare ancora una volta la mia cara amica Nune e tutto il popolo armeno.

7. Recentemente, la rivista DOVE ha inserito Ai confini dell’Asia tra i 10 libri da leggere in Italia. Quali sono i valori principali che vorresti che i lettori ricavassero dalla lettura del tuo libro?

Posso dirlo? Che soddisfazione! Leggere nella rivista DOVE del Corriere della Sera, pubblicata nel mese di ottobre in tutte le edicole d’Italia, che il mio libro Ai Confini dell’Asia è stato selezionato tra i 10 libri da leggere in Italia è stato un momento di grande emozione; un premio per me inaspettato, che ha visto concretizzarsi nel migliore dei modi i tanti mesi di lavoro su queste 224 pagine del libro. Un premio non tanto per me: preferisco rivolgerlo a tutte quelle persone che ho incontrato lungo la mia strada e che mi hanno permesso di scoprire il mondo e le loro tradizioni, sguardi e sorrisi che hanno dato vita alla mia voglia di scrivere, al mio desiderio di condividere con i lettori il mio incredibile viaggio.
Devo aggiungere inoltre che, con mio immenso piacere, ho ricevuto l’attenzione da parte dei quotidiani più importanti nazionali: Il Corriere della Sera per ben due interviste, il Gazzettino, la Gazzetta del Mezzogiorno, La Repubblica con l’inserto L’Espresso; segnalo anche l’articolo uscito nel quotidiano La Stampa, in cui la giornalista ha compreso appieno il senso del mio libro evidenziando perfettamente il contenuto emozionale che ho voluto trasmettere a tutti i lettori.

8. Raccontaci un po’ della tua “vita da scrittore”! Quali sono stati gli aspetti più divertenti, faticosi e gratificanti della scrittura e della promozione di Ai confini dell’Asia?

Dopo tanti anni trascorsi a osservare popoli lontani viaggiando tra queste meravigliose terre, ho pensato che fosse giunto il momento di raccogliere in un libro le mie esperienze vissute tra questa gente, per far conoscere a più lettori possibili le meraviglie all’ombra di Zar, Sultani e maioliche; un viaggio intenso, ricco di emozioni e di incontri, un percorso straordinario di 24.441 km. Mi sono seduto, ho chiuso gli occhi e ho cominciato un altro viaggio personale, riportando alla luce i ricordi dei volti, le gesta, la vita emozionale tra popoli ricchi di storia, cultura, paesaggi incantevoli attraversati dai più grandi conquistatori di tutti i tempi: dalla storia dei grandi Zar di Russia, e ancora da Alessandro Magno a Gengis Khan fino al grande condottiero Tamerlano. Ho trascorso due settimane nel mitico treno lungo la Transiberiana superando i paesaggi bucolici della Siberia, solcando le dune del deserto del Gobi in Mongolia, e ancora dalla Muraglia Cinese all’Esercito di Terracotta, attraversando tutta l’Asia Centrale fino a Samarcanda, continuando il mio viaggio nel Caucaso nelle terre dei guerrieri del fuoco in Azerbaijan, in Georgia e in Armenia dove ho condiviso il dolore del popolo armeno e del suo genocidio, e ho scoperto il grande orgoglio di questa gente che si è saputa rialzare. Il mio viaggio è continuato ancora fino al Mar Mediterraneo, sfociando nelle acque tra il Mar di Marmara e il Mar Nero lungo il corno d’oro sul Bosforo, visitando e facendomi persuadere dai Palazzi dei Sultani nella storica Costantinopoli, l’attuale Istanbul.
Questo percorso di scrittura – e soprattutto di ricordi che ho dovuto ricomporre nella stesura del libro – è stato divertente ma anche molto faticoso: ho dovuto isolarmi da tutto e tutti per alcuni mesi per far emergere tutto l’aspetto emozionale delle mie esperienze di viaggiatore. Ho scritto questo libro con i piedi nella sabbia del mare vicino alla laguna di Venezia, provincia in cui vivo: posso dire fermamente che le onde del mare hanno accarezzato le mie memorie e accompagnato dolcemente giorno dopo giorno la mia scrittura. Questo libro è stato un percorso immenso attraverso mezzo pianeta, mi ha avvicinato alla meditazione scoperta e osservata in Oriente, a Chengde tra i monasteri cinesi, diventando il viaggio stesso una insperata cura dell’anima, incentivando la mia sete di conoscenza, riempiendo la mia valigia di innumerevoli altri punti di vista.

9.Hai qualche altro progetto in mente di cui vuoi lasciarci qualche anteprima?

Ho un progetto che spero prenderà forma il prima possibile: per ora sarò impegnato tutto il 2021 nella promozione di questo mio libro Ai Confini dell’Asia, ma la prossima pubblicazione è già un “cantiere aperto”. Sarà un altro viaggio ricco di emozioni e storie straordinarie, un lavoro impegnativo ma che sento di dover condividere con i lettori e con tutte quelle persone che mi stanno scrivendo emozionati dalla lettura del mio primo volume; ho preso con loro un impegno e lo porterò a termine appena possibile.
Stavolta entreremo in un’altra parte di mondo, ne scopriremo i luoghi più nascosti e meno conosciuti, ne evidenzierò – come oramai avete compreso è nelle mie corde – il lato emozionale, vivendo questa esperienza prima di tutto tra i popoli e la loro genuina quotidianità.

10. Prima di salutarci, parlaci delle tue letture preferite! Quali sono i libri di viaggio che consiglieresti perché ti sono rimasti più impressi?

Sono cresciuto già in età adolescenziale con la passione della lettura e della scrittura: a 14 anni già scrivevo racconti su un’agendina che ancora oggi conservo, poi li leggevo con emozione a mia madre attendendo trepidante le sue reazioni, che probabilmente per amor di mamma erano sempre positive.
La lettura mi ha aiutato molto, ho sempre letto tanto: prima di tutto Dino Buzzati, grande scrittore bellunese, e il suo Il deserto dei Tartari, passando poi per Hermann Hesse con tanti volumi splendidi tra cui Siddharta; ho apprezzato Antonia Arslan, scrittrice di origini armene, su tutti il suo La Masseria delle Allodole, arrivando all’immenso Tiziano Terzani: il suo primo libro che ho letto è Buonanotte Signor Lenin, per me una meraviglia!
Voglio terminare questa nostra piacevolissima intervista citando una frase che proprio la moglie di Tiziano Terzani, Angela Terzani Staude, che ho avuto l’onore di conoscere di persona proprio alla Fenice di Venezia due anni fa, mi ha rivolto prima che io scrivessi il mio libro: “Gentile Mario, le auguro di fare ancora tanti bei viaggi e di tornare per raccontarceli”, per me un incentivo alla mia scrittura.

Intervista di Agnese Sabatini