Copertina del libro
Copertina del libro "L’incredibile storia dell’uomo che dall’India arrivò in Svezia in bicicletta per amore” di Per J Andersson
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La trama di un film di Bollywood, un romanzo hippie, una favola romantica a lieto fine. Forse un mix di tutti e tre.

In realtà, “L’incredibile storia dell’uomo che dall’India arrivò in Svezia in bicicletta per amore” di Per J Andersson è una storia vera. Una vicenda così magica e a tratti surreale, che può tranquillamente essere scambiata per una fiaba. Ecco perchè mi sento in dovere di farne una recensione, per rendere onore all’impresa di Pikay, il protagonista che, proprio in nome dell’amore, ha raggiunto la Svezia in bicicletta partendo dall’India.

“Sulla strada che porta al mio futuro gli ostacoli non mancano di certo, pensava Pikay, come se una forza superiore avessi stabilito che il paradiso si poteva ottenere solo superando una lunga serie di prove sulla terra”

Viaggio attraverso le Caste sociali indiane

Pikay nasce in Orissa, regione dell’India orientale. Figlio di un senza casta e di una donna delle tribù indigene, a lui non sarebbe potuta spettare sorte peggiore. Per Pikay, infatti, l’etichetta di “fuori casta, puria, intoccabile” che dir si voglia… ha un peso ancor più gravoso nella rigidissima gerarchica società indiana. A peggiorare la sua reputazione il fatto di essere un indigeno, di provenienza tribale che vive nella giungla. La vita per Pikay si rivela non semplice fin dall’infanzia. Come Mowgli, anche il nostro protagonista cresce libero, nudo e scalzo, scorrazza nella giunga, cavalca elefanti e prende a morsi i serpenti. 

Da subito, però, percepisce l’emarginazione, il rifiuto, la non accettazione. Dai brahmani che non gli consentono neppure di avvicinarsi ai templi e dai maestri ed i compagni di scuola che lo ripudiano come un appestato.

Ma questa è la sua sorte. Nulla si può fare. È la sorte dei fuori casta che non si trovano ai gradini più bassi della scala sociale, no, molto peggio, sono proprio “fuori” casta, non sono neppure degni di far parte della gerarchia!
I fuori casta sono chiamati anche intoccabili proprio perchè non possono toccare e, addirittura, neppure coprire con la propria ombra quella di un loro “superiore” perchè la infangherebbero.

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Sembra assurdo, ma in India la situazione è così ancora oggi.

I fuori casta sono ben identificabili, sono vestiti di giallo e svolgono i lavori più umili e faticosi. Ricordo benissimo, durante il mio viaggio in Rajasthan, osservarli dal finestrino dell’auto in cui comodamente viaggiavo, ai margini delle strade, muniti di scope di saggina chinati a pulire le strade. A mitigare la tremenda quotidianità di Pikay ci pensa la dolcissima madre che lo consola, spesso addolcendo la cruda verità con tenera ironia, e raccontandogli ogni sera antiche leggende.

Ma tra tutte, quella che Pikay preferisce e che fa da perno al libro stesso, è la profezia fattagli da un astrologo alla nascita: “Sposerà una ragazza di un’altra nazione, un’altra tribù, un altro villaggio, un altro distretto, un’altra provincia, un altro stato, un’altra nazione. La sua futura sposa sarà una creatura musicale, possiederà una giungla e sarà nata sotto il segno del toro. Non dovrà andarla a cercare, sarà lei a venire da lui”. 

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Da Orissa a New Dehli. Le varie facce dell’India

Il 1971 è l’anno della svolta. Con una borsa di studio in tasca, Pikay parte per New Dehli per frequentare l’Accademia d’Arte. Ha infatti una grande dote: disegna benissimo.

L’impatto con la grande città mette però a durissima prova la forza d’animo del protagonista che, per una serie di vicissitudini, si trova a dormire per strada e mangiare quando capita. Di contro, in capitale, Pikay scopre una nuova mentalità: più moderna e progressista che si oppone alla divisione in caste.

Grazie alla caparbietà che lo contraddistingue, Pikay riesce a reinventarsi. Il suo talento per la pittura sarà la sua carta vincente. Diventa un artista di strada. Esegue ritratti per “10 rupie – 10 minuti”, così recita il cartellone alle sue spalle. Questo talento consente al nostro beniamino (perchè è impossibile non affezionarsi a Pikay) di incontrare personaggi importanti come la prima donna cosmonauta, ministri, governatori e, addirittura, Indira Gandhi.

Ma, cosa ancor più importante, è proprio grazie alla sua attività bohemienne che Pikay, una fredda sera del dicembre 1975, incontra Lotta, giovane svedese che diventerà l’amore della sua vita.

Dall’India in Svezia in bicicletta. La grande impresa

Ma il lieto fine è ancora lontano… Lotta torna a casa sua, in Svezia.

La storia d’amore di Lotta e Pikay fa letteralmente il giro del mondo. I turisti che si fanno ritrarre da Pikay, ascoltando il magico racconto, ne rimangono così colpiti che arrivano a scrivere lettere a Lotta portandole i saluti del suo innamorato.

Ed è così che, un giorno, Pikay prende la decisione che gli cambierà la vita: raggiungere Lotta in Svezia, in bicicletta.
“Ma perchè proprio con questo mezzo?”, ti chiederai. Non di certo per la volontà eroica di compiere un’impresa memorabile, anzi… ma semplicemente perchè è l’unico mezzo di trasporto che si può permettere. Il racconto di questo viaggio prodigioso è qualcosa di straordinario.

Pikay percorre quello che negli Settanta era l’Hippie trail in bicicletta. Tanti gli imprevisti e i momenti di sconforto, ma altrettante sono le situazioni in cui Pikay riceve aiuto da persone conosciute lungo il tragitto e che non esitano a dargli mano: dandogli un passaggio o acquistando per lui biglietti aerei o per il treno. 

Attraversando 7 paesi e 2 continenti, tra deserti e montagne, tante sono le persone conosciute: globetrotter, figli dei fiori con i quali non esiste argomento che non possa essere trattato. Ed ecco anche qui riemergere la differenza abissale con l’India delle sue origini, dove l’unico interesse della gente è scoprire l’estrazione sociale di chi gli sta di fronte. 

Il viaggio di Pikay, oltre ad essere il coronamento di una Storia d’amore (volutamente scritta con la “S” maiuscola) deve essere letto come la rivalsa verso la felicità per le frustrazioni subite. L’emarginazione si è trasformata nel motore che lo ha fatto avanzare ininterrottamente fino a traguardi che mai si sarebbe sognato di poter raggiungere.

Nonostante l’amore, ambientarsi nella gelida Svezia non sarà di certo una passeggiata per il nostro protagonista. Ma dei problemi incontrati e di come Pikay si ingegnerà per integrarsi in toto in questa nuova realtà, lascio a te il piacere di scoprirlo.

Dico solo che poi, alla fine… Ebbene sì, come in ogni favola che si rispetti, anche quella di Lotta e Pikay ha il suo lieto fine. Oggi hanno tre figli e vivono insieme in una grande casa alle porte di Boras, nel sud della Svezia. 

Come detto all’inizio, ci tengo a precisarlo nuovamente, non è una fiaba inventata, ma una storia realmente accaduta. Ed è proprio questo che la rende ancora più speciale. Un libro che non può lasciare indifferenti. Viaggiatori, appassionati della cultura orientale e semplici romantici!

Recensione di Federica Ermete

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