Consigli di lettura: i migliori libri per viaggiare a piedi
Consigli di lettura: i migliori libri per viaggiare a piedi

Da chi ripercorre le vie di antichi pellegrinaggi, a chi affronta trekking estremi, negli ultimi tempi l’uomo ha finalmente ricominciato a camminare, riavvicinandosi a quello stato un tempo peculiare del genere umano: il nomadismo. Se oggi, infatti, passare le giornate dietro a una scrivania ci sembra normale, non bisogna dimenticare che i nostri antenati invece erano instancabili camminatori.

CAMMINARE È UN ATTO CREATIVO

Camminare non è semplicemente un modo per spostarsi da un luogo all’altro. È piuttosto una pratica per dialogare con i luoghi attraverso un nuovo linguaggio sensoriale. Perché solo attraversando fisicamente i luoghi, in un corpo a corpo diretto, si può apprezzare l’essenza del viaggio.

Camminare significa riappropriarsi del mondo, distruggerlo e ricrearlo secondo una geografia personale. Un atto trasformativo identico nella pratica, per qualunque cultura, ma profondamente diverso nel suo significato simbolico. Come possiamo leggere ne LE VIE DEI CANTI di Chatwin, dove scopriamo che per gli aborigeni australiani la Terra fu creata quando un giorno gli Antenati totemici, svegliatisi dal loro sonno, camminarono per lo spazio in lungo e in largo, cantando tutti gli elementi della terra.

E lasciando così su di essa la traccia dei loro percorsi, quelli che Chatwin ha definito appunto ‘le vie dei canti’.
Vie che vengono ripercorse dagli aborigeni australiani durante la famosa pratica del Walkabout, letteralmente ‘camminare intorno’: un viaggio rituale che consiste nell’attraversare a piedi le distese del bush australiano ricalcando i sentieri della geografia totemica.

PENSARE CON I PIEDI

Altre volte camminare, specie se in mezzo alla natura, ha un incredibile potere terapeutico. Lo descrive bene Le Breton nel suo libro IL MONDO A PIEDI dove ci racconta di come muoversi a piedi aiuti a svuotare la mente, doni un nuovo modo di vedere le cose, favorisca l’apertura verso il mondo e aiuti a rimettere ordine nel caos.
Ma può anche essere un incredibile esercizio riflessivo o una pratica di meditazione: i muscoli si risvegliano sotto la spinta di una nuova adrenalina, che va ad attivare anche quelle sfere emotive e cognitive che donano nuova linfa ai pensieri e alle emozioni.

E proprio questa sorta di trance può trasformare il camminare in un viaggio nel viaggio. Come ne GLI ANELLI DI SATURNO di Sebald, dove una camminata solitaria nel Suffolk si concentra sulle osservazioni dei luoghi e delle persone incontrate, per poi trasformarsi in un viaggio nella memoria personale dello scrittore e in quella della collettività. Un progressivo estraniamento grazie al quale lo scrittore ci regala un viaggio attraverso i secoli e i continenti. Un excursus che ci racconta di principesse cinesi, di battaglie navali e altre avventure.

Camminare, quindi, come forma di introspezione. Una sfumatura del muoversi a piedi, che anche R. Macfarlane fa sua nel libro LE ANTICHE VIE . Una narrazione fatta di sentieri, geografici, ma anche interiori: 2000 km di antichi percorsi, fra Gran Bretagna, Spagna, Palestina e Himalaya. Un libro che fa riflettere su come l’uomo sia plasmato dai paesaggi che attraversa, specialmente se, come nel suo caso, si tratta di cammini surreali e magici, come quello dell’incredibile Broomway.

E se quello che ancora oggi vi manca, per rimettervi in cammino, è un sentiero per cui valga la pena, provate a cercarlo fra le pagine di STORIA DEL MONDO IN 500 CAMMINATE di Sarah Baxter: un meraviglioso compendio completo di resoconti, mappe e splendide fotografie che illustrano 500 percorsi dalla preistoria ai giorni nostri.
Dal Circolo polare artico al pellegrinaggio degli 88 Templi sull’isola giapponese di Shikoku, dalla Via Francigena al sentiero dell’Argento del Messico,etc..
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Articolo di: Gabriella Ferracane