Copertina del libro
Copertina del libro "L’ombra del viaggiatore" di Marco Tucci

Questa piccola recensione del libro L’ombra del viaggiatore di Marco Tucci ti porterà alla scoperta delle sette meraviglie del mondo, viste con gli occhi di un “non viaggiatore” che, passo dopo passo, imparerà ad amare la bellezza e il significato profondo del viaggio.

L’ombra del viaggiatore di Marco Tucci: un viaggio intorno al mondo

L’ombra del viaggiatore di Marco Tucci è un libro auto-pubblicato e non raggiunge lo spessore stilistico dei veri e propri reportage di viaggio; eppure, è un racconto sincero e spassionato, ricco di momenti in cui Marco decide di aprirsi, di mettersi in gioco, di condividere paure e successi con il lettore. Questo libro è il racconto del grande viaggio di Marco (e i suoi amici) intorno al mondo; l’obiettivo iniziale è quello di riuscire a vedere tutte le sette meraviglie del mondo moderno: il Colosseo a Roma, Petra in Giordania, il Taj Mahal in India, la Muraglia Cinese, Chichén Itzá in Messico, il Cristo Redentore di Rio de Janeiro e, infine, il complesso di Machu Picchu in Perù. L’obiettivo sarà alla fine conquistato ma, nel mentre, ci saranno tantissime altre esperienze da raccontare non solo in quei Paesi, ma anche in Egitto, Australia (dove i ragazzi si fermeranno per diversi mesi), Uruguay, Argentina, Cile, Bolivia, Colombia…
L’importanza del viaggio appare subito chiara a Marco: “viaggiare mi obbligava a vivere a stretto contatto con la realtà, con la vita vera, lasciando poco spazio per altri pensieri. Tutte le ansie, le paure e le preoccupazioni che mi avevano sempre accompagnato prima di una partenza adesso svanivano nella curiosità e nella voglia di portare a termine quest’avventura”. Anche se mai in modo particolarmente approfondito, leggendo L’ombra del viaggiatore di Marco Tucci si riesce a riflettere anche su tantissimi temi che toccano il viaggio e la scoperta culturale e sociale dei popoli: la fortuna di essere nati dalla “parte giusta” del mondo, la diversità dei popoli e delle tradizioni, l’impatto negativo del turismo di massa su alcune delle bellezze più significative del mondo e, soprattutto, l’umanità delle persone che scelgono di darti una mano con un sorriso e senza chiedere niente in cambio.

“Siamo fatti per viaggiare e scoprire, abbiamo bisogno di restare incantati nel guardare un tramonto o una cascata, di provare quelle sensazioni uniche e private, indescrivibili da qualcun altro. Io non riesco a farne a meno.”

Perché “l’ombra del viaggiatore”? La forza dell’amicizia

L’ombra del viaggiatore di Marco Tucci racconta di un viaggio in prima persona; Marco, però, non è il classico viaggiatore che ci si potrebbe aspettare di fronte a un viaggio di questa portata. Dal racconto, Marco appare come un ragazzo abituato alle proprie routine e alle proprie sicurezze, prudente e timoroso, terrorizzato dal viaggio in aereo e convinto di sapere già la maggior parte di ciò che gli sarebbe servito nella vita. È il suo amico Alberto a trascinarlo in questo viaggio epico, regalandogli lo zaino rosso che lo accompagnerà nel mondo, e persino il primo biglietto aereo. Sarà Alberto, l’estroverso, avventuroso e impavido migliore amico di Marco, a fargli capire che tutto ciò che aveva a casa – dal lavoro alla fidanzata, passando per le relazioni familiari – non era abbastanza forte da tenerlo ancorato a una vita che non faceva per lui. Marco, quindi, parte per questo incredibile viaggio non come viaggiatore, ma come una persona che segue fedelmente il viaggiatore, proprio come se fosse la sua ombra.
A metà del viaggio, Daniele e in seguito Stefan si aggiungeranno a Marco e Alberto per proseguire le ultime tappe del percorso insieme. Forse è proprio questo aspetto che rende diverso L’ombra del viaggiatore di Marco Tucci rispetto a tanti altri libri di viaggio: un viaggio non in solitaria né in coppia, ma insieme a un gruppo di amici. L’amicizia è una costante fondamentale di questo viaggio intorno al mondo: insieme si condividono conquiste e dolori, disavventure e scoperte. Questo libro diventa, quindi, un vero inno all’amicizia, alla condivisione, alla fiducia e alla capacità di sostenersi a vicenda senza mai tirarsi indietro.

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Il viaggio come percorso di crescita

Alla fine, Marco sente di non essere più un’ombra: è diventato lui stesso il viaggiatore del suo cammino. Marco si rende conto che alcuni suoi lati negativi del carattere esistono ancora, e che la strada da fare è ancora lunga. Eppure, un viaggio lungo quasi un anno, e soprattutto se vissuto così intensamente, ha la capacità di cambiarti e di scavarti a fondo, di conoscerti meglio e di riconoscere quale sia la strada più giusta: “[…] per la prima volta, con lo zaino sulle spalle, mi ero sentito padrone della mia vita, finalmente libero di poter scegliere la mia strada per quanto difficile e complicata potesse risultare, con la certezza che quello che avrei trovato avrebbe comunque ripagato tutti i miei sforzi”.

Recensione di Agnese Sabatini