Copertina del libro
Copertina del libro "Sotto il cielo dell'Australia" di Mauro Buffa

Cinque settimane di viaggio nella Terra dei canguri, in quell’Australia fatta di metropoli moderne, foreste rigogliose, panorami sconfinati. Fatta, soprattutto, di quel deserto rosso e brullo che sembra morto e invece è vivo, più vivo che mai. È il percorso di Mauro Buffa, grande viaggiatore e autore di altri libri di viaggio che, questa volta, si cimenta in un’epica traversata dell’Australia, il Paese-continente all’altro capo del nostro mondo.

Sotto il cielo dell’Australia di Mauro Buffa: un vero reportage di viaggio

Ultimamente, molti racconti di viaggio sono intrisi di pensieri profondi e considerazioni cosmiche sul senso del viaggio e della vita. Anche questo libro è spesso e volentieri spunto di riflessione, ma più di tutto ne ho sicuramente apprezzato il taglio puramente narrativo, quello di un viaggiatore sincero che viaggia principalmente per il gusto di viaggiare, di scoprire, di conoscere realtà diverse e lontane. Sotto il cielo dell’Australia di Mauro Buffa è così: un vero e proprio reportage di viaggio, dove c’è sì spazio per le riflessioni, ma soprattutto in cui si ha modo di conoscere e comprendere molti aspetti, più o meno belli, di un Paese sempre più ambito ma ancora sconosciuto ai più. Gli approfondimenti, affrontati con un linguaggio molto semplice, sono perlopiù storici e socio-culturali: dall’Australia come colonia penitenziaria inglese fino alla mentalità condivisa attuale, passando dalla situazione aborigena alle grandi città, agli animali pericolosi e alle condizioni climatiche.

“Uno scossone mette il treno in movimento. Sento nella pancia quel piacevole formicolio che annuncia l’inizio del viaggio. Non importa se mi trovo a Perth e mi attende una lunga traversata, capita anche se devo andare dalla mia città a quella più vicina. Una partenza è sempre un inizio, la promessa di trovare qualcosa.”

Ma di cosa parla Sotto il cielo dell’Australia di Mauro Buffa?

Mauro Buffa racconta il viaggio che, insieme all’amico Antonio, intraprende in Australia per circa cinque settimane. Il tragitto è un po’ diverso rispetto agli itinerari classici in Australia; i due viaggiatori, inoltre, intendono usare gli aerei il meno possibile, così da entrare più facilmente in contatto con la terra e le persone lungo il percorso.

Perth e il Nullarbor Plain

Si parte da Perth, la città più isolata al mondo, capitale di uno Stato federale enorme e principalmente costituito da infinite distese desertiche; dall’altro lato, solo l’Oceano Indiano. Di Perth, mi ha colpito la descrizione della stazione centrale: linda e grandissima, ma silenziosa e quasi deserta, Mauro la prende come una sorta di simbolo dell’Australia intera, un Paese immenso e però poco popolato in confronto al nostro Vecchio Continente.
Da Perth, i due amici salgono a bordo dell’epico Indian Pacific, il treno così chiamato perché collega Perth, sull’Oceano Indiano, a Sydney, orlata dal Pacifico. Un viaggio che sembra infinito: non solo per gli oltre 4.000km di percorrenza, ma anche per il paesaggio che si delinea dal finestrino: quello arso e desolato del Nullarbor Plain, dove i pochi insediamenti abitati sono poco più che gruppetti di case ai confini della realtà.

Il fascino di Sydney

Terminata la traversata del continente, Sotto il cielo dell’Australia di Mauro Buffa continua a Sydney, e non ho potuto fare a meno di leggere questa parte con un certo ardore, visto che a Sydney ci ho abitato diversi mesi e la considero una delle mie città del cuore. Ai miei occhi ne esce un ritratto legittimamente frettoloso (sarebbe impossibile ritrarre a dovere questa città anche dopo anni di permanenza, figuriamoci in pochi giorni), ma sincero e preciso: Sydney è la città moderna e cosmopolita, i cui grattacieli sono circondati da parchi verdi e ibis bianchi dispettosi, ma è anche il primo vero insediamento europeo in Australia, il luogo del primo sbarco, il punto in cui la storia moderna australiana (quella che, purtroppo, tiene poco in mente il passato aborigeno) prende avvio.

Lungo la East Coast

Sotto il cielo dell’Australia e il viaggio proseguono lungo la costa orientale dell’Australia, da Sydney a Brisbane, a bordo del Greyhound; si tratta della compagnia dei rossi autobus di linea utilizzati spessissimo da viaggiatori di tutti i tipi come uno dei mezzi più comodi ed efficienti per girare in Australia. In questa parte del viaggio, i due protagonisti hanno modo di conoscere tante storie diverse, di entrare nel vivo dello stile di vita locale, di apprenderne la cultura nella sua essenza: nel caso dell’Australia, si parla spesso di no culture land. Ma perché? I dominatori inglesi, giunti in questa Terra solo poco più di due secoli fa, hanno di fatto represso la cultura aborigena, e non hanno fatto in tempo a costruirne una dalle fondamenta solida. Il risultato è un Paese che, in mancanza di una storia duratura, si è creato un’identità unica, ma priva di una vera e propria cultura radicata. Un esempio sono le Big Things, come le descrive Mauro Buffa: “Ma ecco che a interrompere l’idillico paesaggio ci pensa il kitsch sempre in agguato. L’autogrill The Rock presenta una riproduzione di notevoli dimensioni dell’Uluru, il grande monolito nel centro del continente dove vogliamo arrivare al culmine del nostro viaggio. Di trovate del genere ce ne sono in giro parecchie e sono considerate delle attrazioni, tanto che le guide turistiche le segnalano, confermando involontariamente il nomignolo No culture land che qualcuno ha appioppato all’Australia. Vengono chiamate Big Things. A partire dagli anni Sessanta ne sono state installate circa centocinquanta a lato delle strade o in grandi parcheggi e raffigurano oggetti, frutta o animali”.

Il mistico Red Centre

Da Brisbane, Mauro e Antonio sono costretti a salire su un aereo per attraversare il deserto e raggiungere il cuore rosso dell’Australia. È giunto il momento di esplorare l’Outback: una parola particolarissima che esprime al meglio un concetto importante. Così lo descrive Mauro Buffa: “Outback, un ossimoro, la convivenza forzata di due parole contrarie che però trovano un accordo. Outback è un concetto autenticamente australiano. Si potrebbe tradurre con “il dentro che sta fuori”. Quindi se si va verso l’interno del continente, nell’entroterra, si esce dalla civiltà. Outback sono le zone desertiche, remote. È l’Australia fuori dalle aree urbanizzate e coltivate lungo le coste, cioè quasi la sua intera superficie. Tuttavia non può essere un’espressione geografica e, per quanto reale, è anche, e forse soprattutto, un luogo dello spirito”.
Qui, nel Red Centre, l’autore ha modo di approfondire e indignarsi per la condizione di vita media degli aborigeni, abitanti primordiali dell’Australia confinati oggi ai margini della società, almeno per la maggior parte dei casi. Qui è anche dove si trova Uluru, il simbolo dell’Australia e luogo sacro agli aborigeni; una roccia immensa che non è solo una roccia, ma l’espressione più incredibile della natura, la cui magia può essere percepita solo ritrovandosela davanti, finalmente, dal vivo.

La fine del viaggio

A Melbourne, tra i grattacieli scintillanti e le testimonianze delle guerre passate, il viaggio si conclude e Mauro ha modo di tirare le somme di queste settimane: un viaggio intenso, lento, fuori dalle solite rotte, denso di incontri e di nuove consapevolezze. Sotto il cielo dell’Australia si conclude con una riflessione riassuntiva sul Paese visto da Mauro Buffa: territori vastissimi e dimenticati si contrappongono a città moderne dotate di qualsiasi comodità; regole ferree e ordini costituiti si mescolano a stili di vita rilassati e a grandi opportunità; un’ottima qualità della vita generale si scontra con il declino del popolo aborigeno, forse negli ultimi decenni rallentato, ma comunque triste, inesorabile, sicuramente ingiusto.
A un certo punto di Sotto il cielo dell’Australia di Mauro Buffa, mi ha colpito il suo pensiero in merito alla questione su cui tanti si interrogano: l’Australia si trova nella parte orientale del planisfero, ma ha uno stile di vita molto conforme al mondo occidentale. Mauro si rende conto che questo Paese è entrambe le cose allo stesso tempo, e lo è in modo armonico e pacifico. Descrive così questo fenomeno: “niente fusione o melting pot all’americana, ma piuttosto una salad bowl, un’insalata dove gli elementi, pur se bene mescolati, mantengono la loro individualità”. Ecco, credo che si possa attribuire una definizione simile anche all’Australia in genere: in essa convivono molte contraddizioni, molti popoli, molte culture, molte storie, molte verità; tutto si mescola come accade quando si mescola un’insalata mista, eppure il sapore degli ingredienti si mantiene inalterato, riconoscibile, unico. L’Australia è proprio questo.

Recensione di: Agnese Sabatini