Copertina del libro
Copertina del libro "Strade Blu" di William Least Heat-Moon

Avere una casa è qualcosa che va ben oltre un semplice tetto sopra la testa e un mazzo di chiavi che non si trovano mai al momento di uscire. Casa tua è fatta delle persone che ami, quelle con le quali hai scelto di condividere la tua esistenza, bella o brutta che sia. Le stesse che sono pronte a sorbirsi i tuoi malumori a fine giornata, per un bisticcio in ufficio o perché magari un lavoro non l’hai ancora trovato. Forse è proprio per questo che quando crollano queste certezze e non si può più mettere una x sulle caselle moglie/marito, casa, lavoro, il primo impulso è quello di una fuga.

Un viaggio che ti porti lontano da tutto e da tutti, per buttarsi alle spalle un presente che è già passato, anche se ce l’hai lì sullo stomaco e devi ancora iniziare a capire come metabolizzarlo. E allora è proprio in quel momento che le persone si dividono in due categorie: quelle che vorrebbero attraversare la tempesta, ma non ne hanno il coraggio e quindi restano dove sono, in attesa che le forze esterne riportino il sereno; e quelle che, invece, si calano dritte in fondo a quel dolore, gli sbattono in faccia una bella valigia e si mettono in viaggio per smaltire la sofferenza un pò qui, un pò là, così da tornare con un bagaglio più leggero e un presente pieno di sole.

“Per chi è in grado di restare sveglio e aperto, ogni errore è una possibilità d’imbattersi in qualcosa di nuovo: errare per il mondo e riflettere fanno parte dello stesso processo. Viceversa, chi smette di esplorare sbaglia più che in ogni altro momento”

Strade Blu , è la storia di un insegnante che rientra decisamente in quest’ultima categoria e per capirne il motivo basta leggere il suo meraviglioso libro.
William Least Heat-Moon era un professore di nome William Trogdon che lavorava a Columbia, nel Missouri e che, dopo la separazione dalla moglie, decide di cambiare nome in omaggio alle sue origini native.
All’età di 38 anni, infatti, la sua vita viene travolta da un bello scossone che inizia con il licenziamento, causato da un calo degli studenti del college, e che culmina nella batosta della notizia che la moglie frequenta ormai un altro uomo.
Una serie di eventi che in pochi attimi trasformano la vita che l’autore si era costruito in un cumulo di cenere. Ceneri dalle quali, però, William si prepara a risorgere senza perdere tempo. È così che prende in mano i risparmi di una vita e decide di partire per un viaggio on the road in solitaria. Una fuga che affronterà a bordo del proprio furgone, riadattato per l’occasione e ribattezzato con un nome che è quasi un’esorcizzazione delle cose perdute: Ghost Dancing, “La danza degli spiriti”.

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Quando l’America è un incontro che ti cambia la vita

L’itinerario raccontato è quello di un percorso ad anello che conduce il protagonista dalla costa est a quella ovest degli Stati Uniti, attraversando le provincie dimenticate di un’America remota, perennemente fuori dal gioco del Sogno Americano.

Un viaggio fatto di luoghi rarefatti, che sfuggono agli itinerari turistici.

Un’avventura dentro un’America dove le strade percorse s’intrecciano con quelle della vita di chi quei luoghi li abita e sa raccontarli con un fascino unico. Tanto che William Least Heat-Moon decide di registrare ogni conversazione, restituendoci un libro di viaggio che è anche un incredibile ritratto di un’umanità relegata ai bordi della società.

Persone considerate secondarie, come secondarie sono le strade blu che danno il titolo al libro. Quelle che venivano segnate in questo modo dagli atlanti americani ormai datati.

Non a caso parlare di America, ponendosi come voce fuori dal coro dello sdoganato American Dream, non è cosa semplice. Farlo, riscuotendo un grande successo e solleticando le corde dell’emotività, non è una passeggiata e soprattutto non è detto che si riesca a portare la gente dentro a quel mondo. Perché l’America che da sempre affascina le persone è quella patinata, dataci in pasto dai giornali e dalle serie tv. Un’America fatta di storie dall’immancabile lieto fine, dove basta far proprio il mantra dello “Yes, i can” per essere un vincente che ha la strada sempre in discesa. L’America dove le grandi opportunità non si negano a nessuno e la strada per il successo sembra essere sempre dietro l’angolo.

A dispetto di tutto ciò, Strade Blu ha il merito di farci vedere l’altra faccia della luna.

Grazie alle storie dei suoi incontri e a quella particolare anatomia stradale, che rende il suo viaggio un itinerario fuori dagli schemi fin da subito, William Least Heat-Moon riesce a far cadere il velo di Maya e ci svela un’America più autentica. Un’America della quale raramente si parla, ma che ha tanto da offrire. Perché è fatta di gente semplice che tira avanti a fatica, con dignità. Gente che non ha conti a sei cifre, ma che i conti cerca costantemente di farli quadrare rimboccandosi le maniche e concedendosi un pò di gioia con una birretta a fine giornata, bevuta nell’unica bettola della città. Una galleria umana fatta di quelli che la società definirebbe loosers. Persone che portano sul volto il segno di rughe pesanti, come le preoccupazioni che cercano di addomesticare ogni giorno. Gente dai vestiti scadenti, che non ha il tempo né la voglia di preoccuparsi dei look all’ultima moda. Eppure sono tutte persone che conservano intatta una felicità autentica e un’apertura verso l’altro che è raro trovare nelle grandi città. Ed è proprio grazie a questo che l’autore ha il privilegio di mettere piede nelle loro vite e di raccontarci frammenti di esistenze commoventi, affascinanti nel loro minimalismo e grandiose nella loro quotidianità da antieroi.

Strade Blu, il mio consiglio di lettura

Ecco perché Strade Blu è un libro dove lo spazio si fa storia e le storie si fanno spazio.

Le strade percorse sono quelle che nei film vediamo srotolarsi infinite, verso un nulla che a un certo punto è interrotto da qualche motel qui e là, con le tipiche insegne a neon. Strade che hanno tutt’altra atmosfera rispetto alle maestose Interstates o alle Highways costellate da fast food e caotici centri urbani.

Quasi una metafora spaziale, che sembra volerci ricordare che per ritrovarsi, spesso, è necessario allontanarsi dalla folla e percorrere i sentieri meno battuti.

E direi che non c’è modo migliore per iniziare a farlo se non leggere le pagine di chi ha saputo rimettere insieme la propria vita, trasformando una fuga in un riscatto.

Recensione di Gabriella Ferracane