Copertina del libro
Copertina del libro "Trans Europa Express" di Paolo Rumiz

In Trans Europa Express ancora una volta Paolo Rumiz si spinge verso Est, questa volta per intraprendere un viaggio lungo l’intero confine tra Unione Europea e Russia. Ancora una volta il giornalista triestino accompagna il lettore tra villaggi di periferia che regalano l’emozionante sensazione di trovarsi al centro stesso dell’Europa.

“I nomadi lo sanno: le mappe non servono a orientarsi, ma a sognare il viaggio nei mesi che precedono il distacco.”

Trans Europa Express: da Nord a Sud lungo il confine dell’Unione Europea

Trans Europa Express di Paolo Rumiz mi ha ricordato un altro bellissimo libro: La frontiera. Viaggio intorno alla Russia di Erika Fatland. Se il più recente volume dell’antropologa norvegese derivava dal desiderio di capire se è possibile comprendere un popolo e le sue tradizioni osservandolo dall’esterno e dalle sue relazioni con i Paesi vicini, il reportage di Rumiz nasce dalla voglia di trovare “un altro mondo” dopo la nascita dell’Unione Europea e a seguito della caduta di tutte le frontiere. Lo scrittore ha bisogno di spingersi verso luoghi lontani e sconosciuti al turismo, paesi dimenticati anche dalle mappe. L’autore sente la necessità di incontrare di nuovo “spazi bradi” e villaggi autentici. Così nasce questo nuovo viaggio dello scrittore triestino.

In trentatré giorni Paolo Rumiz, con il suo leggerissimo zaino da 6 kg, segue il confine tra Europa e Russia da Rovaniemi fino a Odessa accompagnato da Monika Bulaj, fotografa e interprete.

Il reportage che oggi possiamo leggere è capace di far sognare luoghi di cui, fino a un momento prima, ignoravamo l’esistenza. Il libro di Paolo Rumiz, ancora una volta, punta i riflettori su luoghi e questioni lasciati da tempo ai margini della geografia e della storia.

Il desiderio, una volta girata anche l’ultima pagina del libro, è quello di riempire una borsa con qualche vestito di ricambio e mettersi in viaggio verso Est!

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Un viaggio a Est per (ri)scoprire regioni e popoli dimenticati

Botnia, Carelia, Livonia, Curlandia, Rutenia, Podolia e Bucovina sono i nomi di regioni lontane, dimenticate dalla geografia e dai suoi insegnanti. È lì che vivono popoli dalle antiche tradizioni decimati da guerre e progresso.

Paolo Rumiz abbandona le guide turistiche e disegna da sé il suo viaggio su una serie di cartine geografiche che incolla una all’altra perché non ne esiste una che comprenda l’Europa e i suoi confini interamente.

I meravigliosi territori i cui nomi sembrano appartenere alle fiabe che leggevamo da bambini vengono descritti con la maestria della scrittura poetica di un autore che sa emozionarsi davanti alla semplicità e che, proprio per questo, riesce a toccare l’animo del lettore.

L’immobilità della steppa, il candore della neve, il bianco accecante delle notti infinite del nord, i fiume che scorrono, le betulle che passano veloci dietro al finestrino di un treno, le colorate chiese ortodosse, la dolcezza dei fichi, il via vai multiculturale di Odessa: i paesaggi cambiano, le persone si mescolano e noi, come spettatori, non possiamo far altro che ascoltare le loro storie, anche quelle più intime.

Un viaggio fatto di incontri

Di incontri da raccontare ce ne sarebbero tanti, ma se te li svelassi tutti adesso, in questa recensione, si perderebbe quel senso di scoperta che, invece, è il senso di questo libro.

Girando di volta in volta le pagine si ha come il senso di essere lì: di salire su un treno, di essere fermi in una stazione dove sferza un vento gelido, di trovarsi a banchettare nella semplice abitazione di un monaco del Mar Bianco, di sostare a riflettere insieme ad alcuni allevatori di renne sulla tragedia ambientale contemporanea o di assaggiare i blini (una sorta di frittelle) preparate da una signora russa.

Vorrei dirti di più, ma non posso. In questi incontri è celato tutto il senso del viaggio. Quella autenticità che si prova davvero solo quando sei tu a compierlo e a vivere ogni esperienza sulla tua pelle.

Rumiz è uno dei miei autori preferiti proprio per questo: è capace di trasportare lontano, di suscitare emozioni, di far riflettere e di far sentire.

Dopo una lettura come questa non solo si ha qualche nozione in più di geografia (che non fa mai male!), ma si torna (sì, proprio come da un viaggio) in qualche modo arricchiti. Pronti a ripartire di nuovo. Alla ricerca di ciò che ancora non conosciamo.

Recensione di Selene Scinicariello.