Copertina del libro
Copertina del libro "L'arte di viaggiare” di Alain de Botton
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Un libro che parla di viaggi? Forse, ma soprattutto un libro che parla del viaggio inteso come forma d’arte e di vita. L’arte di viaggiare di Alain de Botton è un piccolo manuale di filosofia del viaggio: leggi la recensione per scoprire in che senso!

“Quale piacere ricordare, tra i crepacci dei nostri umori, alle tre di un pomeriggio in cui la pigrizia e la disperazione incombono, che c’è sempre un aereo pronto a decollare per un altrove […]!”

 

L’arte di viaggiare di Alain de Botton: tra viaggio, arte e filosofia

Alain de Botton è uno scrittore svizzero che incentra molte delle sue produzioni su un punto di vista filosofico con cui guardare alle cose e alla vita di tutti i giorni. Era da tanto che volevo leggere il suo L’arte di viaggiare, perché mi stuzzicava questa connessione tra viaggio, arte e filosofia che il libro promette di approfondire. Alla fine della lettura, sento di aver compreso molte cose sull’arte, di aver fatto conoscenza di molti artisti che hanno popolato il corso della storia; ma, soprattutto, di aver rinforzato la convinzione che il viaggio è metafora per eccellenza della vita. Ma anche un po’ della felicità, perché “se la nostra esistenza si svolge all’insegna della ricerca della felicità, forse poche cose meglio dei viaggi riescono a svelarci le dinamiche di questa impresa – completa di tutto il suo ardore e di tutti i suoi paradossi”.
L’arte di viaggiare di Alain de Botton è un interessante “esperimento letterario”, in cui l’autore si fa accompagnare da grandi artisti per spiegare, giustificare e dare forza ad aspettative, delusioni e archetipi del viaggio. Così, capitolo dopo capitolo ci immergiamo in luoghi diversi del mondo, assaporandone i diversi aspetti non solo dal punto di vista dell’autore, ma facendo anche tesoro di arguti approfondimenti filosofici, storici e culturali. La scrittura di Alain de Botton scorre via che è un piacere: affabile e puntuale, con qualche sprazzo di velata ironia, è capace di descrivere temi apparentemente ostici in modo semplice, comprensibile e piacevole.

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La combinazione luogo/artista in L’arte di viaggiare di Alain de Botton

Ogni capitolo de L’arte di viaggiare è dedicato a un diverso aspetto del viaggio: dall’aspettativa ai mezzi di trasporto, dalla curiosità al sublime, dall’esotico al contrasto tra città e campagna. Per ognuno di questi capitoli, l’autore sceglie di soffermarsi su una destinazione ben precisa, e di raccontarla anche con l’aiuto di artisti, scrittori e filosofi di tutti i tempi. Così, ci ritroviamo a parlare degli “impersonali” luoghi di transito, come aeroporti o stazioni ferroviarie, usando i quadri di Edward Hopper come lenti d’ingrandimento. Oppure, mentre Flaubert ci porta nel suo amato Egitto, ci si ritrova tra le vie e i canali di Amsterdam che raccontano di un esotismo speciale, scoprendo che “ciò che all’estero ci pare esotico può essere semplicemente ciò che a casa aneliamo già, ma invano”. Disquisendo sull’importanza che troppo spesso diamo a ciò che le guide turistiche ci dicono di guardare, L’arte di viaggiare di Alain de Botton ci porta a Madrid e, al contempo, tra le valli selvagge del Sud America scoperte e ammirate da Alexander von Humboldt. Convinto che “nella misura in cui viaggiamo in cerca di bellezza, le opere d’arte possono in qualche modo contribuire a influenzare la scelta delle nostre mete”, de Botton ci catapulta in Provenza sulle tracce artistiche (e non solo) di van Gogh. E poi ancora nel Lake District con le poesie di Wordsworth, o alle Barbados seguendo le vicende raccontate da Huysmans; in una connessione continua tra autore e artista, presente e passato, luogo reale e immaginario.

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La ricerca della bellezza da vedere, non da fotografare

Sono molte le riflessioni legate al valore del viaggio che questo libro scatena. Raccontando della vacanza alle Barbados, Alain de Botton racconta di come è “andato in vacanza portandomi inavvertitamente dietro me stesso”, e di come non si possa davvero godere davvero di un luogo meraviglioso se non abbiamo la giusta predisposizione emotiva. L’autore ci fa anche pensare a quanto il viaggio possa aiutarci a comprendere meglio noi stessi: “i viaggi sono le levatrici del pensiero. Pochi luoghi risultano più favorevoli di un aereo, una nave o un treno in movimento al conversare interiore”.
Ma il mio capitolo preferito è quello che si intitola “Sul possedere la bellezza”. Qui, la maggior parte dei luoghi citati in L’arte di viaggiare di Alain de Botton sono ripresi dal punto di vista di John Ruskin, un artista poliedrico convinto dell’utilità del disegno per abituare l’occhio a far propria la bellezza di un luogo. Una macchina fotografica non sarebbe abbastanza: “la tecnologia può mettere la bellezza alla portata degli uomini, ma non semplifica affatto il processo che ci porta ad apprezzarla e possederla”. E allora, per possedere la bellezza che è sfuggente, dobbiamo imparare non solo a guardare, ma anche e soprattutto a vedere.
L’arte di viaggiare di Alain de Botton ci insegna che dovremmo essere curiosi per apprezzare davvero un viaggio; cogliere il sublime della natura che ci circonda; cercare ciò che ci affascina dell’esotico anche nella nostra vita quotidiana. Ma, forse, è proprio nella ricerca umile della bellezza che consiste lo spirito del viaggiatore: “potremmo dire che il suo tratto principale è la ricettività. Viaggiando ci avviciniamo a luoghi sconosciuti con umiltà, senza idee preconcette su cosa è interessante e su cosa non lo è”.

 

Recensione di Agnese Sabatini

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