Copertina del libro
Copertina del libro "Il giro del mondo in solitaria" di Davide Biga

Due ruote, un motore e tanta passione.
Bastano queste poche parole per riassumere la straordinaria avventura che ha visto coinvolto Davide Biga, trentaseienne che da Mondovì ha deciso di compiere un tour intorno al mondo, in solitaria, il sella ad una moto.

Un progetto folle, nato quasi per gioco da una chiacchierata con un amico in un pigro pomeriggio del gennaio 2010. Da lì, si è messo in moto un processo che ha portato Davide a partire, il 15 maggio 2011, a bordo di una Yamaha xt1200z Super Ténéré. Un anno di tempo per percorrere quasi centomila chilometri.

Cosa significa partire alla scoperta del mondo

Osare significa dare una virata decisiva alla propria vita senza sapere quello che poi accadrà. È questo che ha fatto Davide, nel momento in cui ha scelto di intraprendere quest’avventura. Ha lasciato a casa una fidanzata, gli amici di sempre ed il lavoro da piastrellista che lo aveva sempre sostenuto sino a quel momento, per intraprendere un percorso fatto di sogni ed imprevisti.

È bastata una telefonata, quella della Yamaha, per dare vita concreta a quello che era un sogno. Gli sponsor, poi, hanno fatto il resto, permettendo a Davide di partire alla scoperta del mondo.
Un viaggio lungo, entusiasmante, ricco di incontri e di difficoltà, in cui il giovane centauro è cresciuto e maturato. Il contatto con casa è stato costante, grazie al blog aggiornato periodicamente dal centauro ed i contatti, via mail, con i propri cari, ma Davide, durante questo percorso, ha potuto contare solo ed esclusivamente sulle proprie forze.
Per prendere determinate decisioni ci vuole coraggio, ma quando gli eventi coadiuvano la nostra scelta, si tratta di una chiamata del destino.

Il lungo racconto di Davide: cronaca di un’avventura straordinaria

Il primo obiettivo del centauro italiano era raggiungere Capo Nord. Per giungervi, Davide Biga ha dovuto affrontare un’impegnativo percorso lungo l’Europa, attraversandola da Sud a Nord. Da Nordkapp ha avuto inizio la vera avventura, che gli ha visto attraversare in appena un mese l’intera Russia. Tra percorsi sconnessi, incontri improvvisi ed alcune disavventure, la Transiberiana. Da lì, il Giappone è ben più lontano di quanto si possa pensare, poiché ha inizio il lungo calvario fatto di dogane, trasporti via mare e spedizioni.

Una sequela di burocrazie infinite, che però hanno permesso a Davide di intraprendere la lunga cavalcata lungo l’America, da Nord a Sud, dall’Alaska all’Argentina. Questa è la parte più formativa del lungo viaggio compiuto dal centauro italiano, poiché gli ha permesso di entrare in contatto con un’enorme vastità di culture, usi, tradizioni e costumi.

Le Ande, poi, sono il vero cuore di questo romanzo: il momento in cui il centauro entra in totale contatto con sé stesso e con la propria moto, in un racconto tanto suggestivo, quanto emozionante.
Da lì in poi, il percorso ha un sapore totalmente nuovo e sconosciuto, rendendo nuovi anche gli ambienti famigliari.

La passione per le due ruote sarà una costante di tutta la narrazione. Sarà, infatti, l’invisibile legame che lega il cuore di ogni centauro a permettere, a Davide, di incontrare persone straordinarie lungo la sua strada. Uomini normali che, come lui, condividono la stessa passione e che, proprio in virtù di questo legame, si metteranno in gioco pur di aiutare l’italiano nella sua impresa.

Compiere il giro del mondo, in fondo, è un tema che ricorre nella letteratura fin dal settecento. Un sogno ricorrente per gli uomini, sempre più affamati di conoscenza. Sono in pochi quelli che possono affermare di aver compiuto una simile impresa, e Davide Biga può annoverare, con orgoglio, il proprio nome tra essi.

Un viaggio di formazione

Nonostante “Il giro del mondo in solitaria” possa tranquillamente essere definito come un diario di viaggio, quello vissuto da Davide Biga è un percorso di formazione a tutti gli effetti. L’autore affronta una sfida dopo l’altra, e senza quasi rendersene conto diventa più determinato ad ogni passo che compie, più esperto, più maturo.

La sua è una crescita totale, sia dal punto di vista fisico, sia da quello psicologico. I rapporti umani, mano a mano che scorrono, si fanno sempre più solidi ed intensi, veri ed autentici.
Un altro grande filone che viene percorso per tutta la narrazione è il rapporto con Davide e la sua moto. Un amore intenso, sbocciato in maniera precoce, ma che diventa sempre più concreto ad ogni miglia che scorre sotto le ruote del mezzo.

Un altro aspetto veramente interessante del libro è la spiegazione, concreta, dell’intero dietro le quinte di questo viaggio. Sempre più spesso, infatti, si leggono le storie di questi uomini che si tramutano in eroi per aver compiuto un’impresa. Davide, invece, rende questo processo concreto e reale, spiegandone tutte le difficoltà ed i rischi.

Il ritorno a casa, poi, è un trionfo senza precedenti, in cui il centauro piemontese prende pienamente consapevolezza di quella che è stata la sua esperienza, il suo percorso. Davide è tornato a Mondovì come una persona nuova.

“Davide si alzò senza parlare, prese un block-notes, una penna e mi mise il mappamondo davanti chiedendomi di tracciare il percorso con le dita. E poi con chi, e con quale moto. Tutte domande a cui avevo già trovato risposta”.

Articolo scritto da: Margherita Giacovelli