Copertina del libro
Copertina del libro "JUGO-BIKE In bicicletta in Bosnia, Croazia e Serbia" di Lorenzo Gambetta

Quando si parla dei paesi dell’est il pensiero corre subito alla carismatica Praga, con le sue 100 torri o alla romantica Budapest, considerata la perla del Danubio.
Due città che anni fa hanno avuto il merito di dare il via al turismo internazionale in quei territori che, pur appartenendo all’Europa, per lungo tempo sono rimasti dietro a una cortina di indifferenza che avvolge quei turisti e viaggiatori viziati dai riflettori costantemente accesi su località ampiamente sdoganate

VIAGGIO NEI BALCANI: IL RICHIAMO DI UN VICINO LONTANO

Se ogni libro di viaggio dovrebbe avere infatti l’ovvia capacità di riuscire a farci viaggiare, in maniera più o meno coinvolgente a seconda delle abilità dell’autore, Jugo-Bike di Lorenzo Gambetta mette davanti a tutto un’urgenza e una necessità che hanno la precedenza su qualunque narrazione. Quella di aprire gli occhi su luoghi e confini che siamo abituati a ignorare.
Una mancata attenzione che rappresenta un vero e proprio paradosso, se si pensa alla vicinanza geografica di città come Sarajevo, Belgrado, Mostar, Banja Luka, Travnik e tante altre. Luoghi a noi prossimi ma che creano un cortocircuito con quell’altrove che invece fin da piccoli siamo abituati a concepire come familiare. Quell’ “estero addomesticabile”, come l’ha definito Simone Benazzo nell’introduzione al libro, fatto di mete come la Francia, la Germania, il Regno Unito, la Spagna, l’Austria, il Portogallo, la Svizzera e così via.
Luoghi che ci risultano facilmente addomesticabili, paradisi propinatici da sempre nella loro migliore versione, patinata e pronta per essere data in pasto al turismo di massa. Un turismo fatto di persone che, proprio alla luce di tutto questo, non può che essere attratta da tali destinazioni, dimenticandosi delle altre.

Il successo di simili territori, infatti, non è altro che il frutto di un corteggiamento verso il turista, che prende avvio da una narrazione culturale, geografica e turistica che sceglie volutamente di escludere l’est, di non parlarne.
È così che i Balcani rimangono all’ombra di un oblìo che li relega al di là di un confine complesso, che sembra quasi sottolineare un’illogica distinzione tra luoghi di serie a e luoghi di serie b.

“Ha preso quindi forma su queste premesse il mio viaggio sui pedali nei Balcani, laddove i confini spesso sono invisibili e desumibili dalla marca della birra che trovi al bar o al ristorante.”

L’EX JUGOSLAVIA: LUOGHI DELL’ANIMA E DELLA STORIA DA SCOPRIRE IN BICI

Alla luce di quanto detto finora, si comprende quindi perché Jugo-Bike. In bicicletta in Bosnia, Croazia e Serbia sia un libro che tutti dovrebbero leggere: viaggiatori malinconici che si sono già fatti rapire dal fascino dell’ Europa dell’Est , viaggiatori che pianificano un viaggio proprio in terra balcanica, lettori curiosi, amanti delle culture altre, giovani e meno giovani che vogliono scoprire qualcosa in più sul mondo, appassionati di storie di vita e chi più ne ha più ne metta. Perché viaggiare, anche solo con un libro, dovrebbe servire innanzitutto a conoscere il mondo e farlo significa comprenderlo, rendersi disponibile a sperimentare lo smarrimento, lo spaesamento.

Esplorare un luogo dovrebbe essere innanzitutto un’atto di rinuncia: rinuncia ai propri pregiudizi, alla rigidità delle proprie categorie culturali, alla tentazione di classificare usi e costumi come giusti o sbagliati, come migliori o peggiori di quelli che appartengono al nostro vissuto.
E ciò è necessario come non mai davanti all’incredibile molteplicità che caratterizza i Balcani : un crogiolo di culture, lingue, religioni, tradizioni e ideali talmente vario che non stupisce il fatto che “l’Europa ne parli più di quanto li possa capire”.

Per questo motivo il libro di Lorenzo Gambetta non va elogiato o criticato per la prosa semplicistica, che ti prende con lo stesso entusiasmo di un amico che ti racconta storie incredibili, ma per la naturalezza e la sincerità con le quali ci ricorda che i Balcani sono incredibilmente vicini e meritano tutta la nostra attenzione.
Meritano uno sguardo nuovo, che non si fermi ai lutti e alle violenze che hanno martoriato questi paesi sotto gli occhi di un’Europa che non è riuscita ad evitare uno dei capitoli più bui della storia.
Sguardo che però può andare oltre, solo alla luce di una nuova consapevolezza di ciò che fu. Ecco perché, tra l’entusiasmo per la bellezza dei luoghi e l’emozione di attraversare nuovi confini in bici, Jugo-Bike non può evitare di riportare alla mente gli eventi bellici che nella prima metà degli anni ’90 cancellarono per sempre la Jugoslavia .

È così che si è costretti a fare i conti con un passato del quale Croazia e Bosnia non potranno mai liberarsi: fatto di cecchini che sparavano sui bambini, perché era un’ottima strategia per attirare ulteriori bersagli, cimiteri che sostituirono i campi coltivati, stupri di guerra, code di rifugiati, villaggi sventrati, esecuzioni a brucia pelo dentro a casolari abbandonati.
Eppure dietro alle macerie, ancora presenti qui e là, e accanto al dolore latente di chi è testimone vivente dei fatti, Jugo-Bike ci mostra un popolo che ha voglia di vivere, di ricominciare, di dare all’Europa il proprio contributo.

E lo fa raccontandoci un viaggio nato dai desideri di tre amici che non riescono a star fermi troppo a lungo. E allora eccoli lì, sempre pronti a saltare in sella alla bicicletta per regalarsi avventure sempre nuove, come quella che li porterà dall’Italia in Croazia , poi in Bosnia e infine in Serbia . Un viaggio dove pedalare è molto più che un semplice esercizio fisico o un modo di spostarsi.
Rappresenta una sorta di meditazione dinamica, dove ogni pedalata scandisce una riflessione, un momento di silenzio, un pianto sommesso.

Lorenzo, Davide e Simone sentono l’urgenza di viaggiare non come turisti, ma come ospiti rispettosi che desiderano mettere piede in casa di un vicino offeso per troppo tempo, ma ancora felice di spalancare la porta a chi ha voglia di ricordare, di scoprire, di comprendere o molto più semplicemente di incontrare chi ha tanto da raccontare e soprattutto da offrire.
Proprio per questo, durante il viaggio, i tre esploratori ricercano di continuo il contatto con la gente: hanno fame di storie, di pezzi di vita che chiedono di essere ricomposti e il grande merito di Lorenzo Gambetta è quello di riuscire a dargli voce senza mai cadere in considerazioni banali o qualunquiste.

Recensione di: Gabriella Ferracane.