Copertina del libro
Copertina del libro "La polvere del mondo” di Nicolas Bouvier
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La polvere del mondo di Nicolas Bouvier è il racconto di un viaggio che non ha bisogno di giustificazioni né di una meta prestabilita perché “basta a se stesso”. È il racconto di un viaggio verso est in cui l’autore, attraverso l’incontro con l’altro, ci restituisce la polifonia del mondo nella sua bellezza ed essenzialità.

“Come un’acqua, il mondo filtra attraverso di noi, ci scorre addosso, e per un certo tempo ci presta i suoi colori. Poi si ritira, e ci rimette davanti al vuoto che ognuno porta in sé, davanti a quella specie d’insufficienza centrale dell’anima che in ogni modo bisogna imparare a costeggiare, a combattere e che, paradossalmente, è il più sicuro dei nostri motori.”

LA POLVERE DEL MONDO: IL VIAGGIO VERSO EST

Nel lontano mese di giugno 1953 Nicolas Bouvier, giovane svizzero di buona famiglia, lascia Ginevra a bordo di una vecchia Fiat Topolino e in compagnia dell’amico pittore Thierry Vernet (i cui disegni arricchiscono e completano l’opera) si dirige a est, verso il subcontinente indiano. Si avventurano senza uno scopo preciso, con due anni di tempo a disposizione e soldi a malapena sufficienti per tirare avanti quattro mesi, un vago programma di viaggio nella testa e un unico must: partire.

È un viaggio lento durante il quale i due amici attraversano i Balcani, la Turchia, l’Azerbaijan, l’Iran, il Pakistan e l’Afghanistan, con lo sguardo rivolto all’India. A Kabul si separano: Thierry s’imbarca per Ceylon (dove raggiunge la fidanzata) e Bouvier prosegue il viaggio via terra, chiudendo il libro al Passo di Khyber, tra Pakistan e Afghanistan.

Un viaggio che avanza spinto non solo dalla buona, ma anche dalla cattiva sorte. Tra la Topolino quotidianamente bisognosa di riparazioni, le condizioni atmosferiche spesso avverse (dal caldo torrido del deserto al freddo gelido invernale di Tabriz), gli alberghi polverosi e fatiscenti, le intossicazioni alimentari più o meno gravi e non ultima, la prigione, i due amici si guadagnano da vivere vendendo quadri, offrendo lezioni di francese e scrivendo reportage per i giornali locali delle città che incontrano lungo il cammino.

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La polvere del mondo è il racconto di un viaggio impensabile da ripetere oggi, sulla stessa rotta e nelle medesime condizioni, ed è la testimonianza preziosa di una parte di mondo che non esiste più (come la Jugoslavia, all’epoca Stato Sovrano) e che la scrittura sopraffina di Bouvier rende poesia.

La “polvere” – che nell’originale francese suona come “usage” dall’idea che il mondo si consuma (letteralmente si usura) e quel che resta è la bellezza – ci connette con l’animo del narratore e con la sua sensibilità, le sue osservazioni e il suo sguardo, profondamente umano, regalandoci un’opera senza confini e senza tempo.

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L’INCONTRO CON L’ALTRO, L’INCONTRO CON L’IO

La polvere del mondo non è la cronistoria dettagliata di un viaggio, ma una narrazione piena di ellissi che l’autore riempie di suoni, musiche, lingue, cogliendo i colori dominanti e le sfumature di luminosità. Più che un viaggio nel senso tradizionale del termine, quella di Nicolas Bouvier e Thiérry Pierson è un’immersione totale in quella parte di mondo che attraversano.

Si fermano nei villaggi più umili e remoti, condividono con le popolazioni locali cipolla e formaggio di capra (accompagnati, quando va bene, da un bicchiere di alcol) e contraccambiano l’ospitalità a suon di fisarmonica. In tutto questo, il lettore li accompagna: accanto a loro beviamo il te, patiamo il caldo, sentiamo male ai piedi e scuotiamo il capo ascoltando discorsi non sempre comprensibili, causa la lingua.

La polvere del mondo è un libro ricco di ritratti, aneddoti e referenze storico-culturali che restituiscono in maniera puntuale la vita dei popoli e la maestosità dei paesaggi, invitando il lettore a condividere le emozioni vissute da questi due pellegrini dell’era moderna, ma non solo. L’opera di Bouvier è un invito a incontrare se stessi, che di per sé è insito nel viaggio, ed è l’invito a incontrare ciò che è diverso da noi, l’altro, liberandoci dai pregiudizi per lasciare il posto all’apertura, alla curiosità e all’intuito. Banalmente, è l’invito a rendere fluido l’incontro tra l’io e il mondo, lasciando che il viaggio si faccia da sé.

L’ARTE DEL VIAGGIO

Più che un libro di viaggio, definirei La polvere del mondo un compendio di arte del viaggio che con una prosa densa e calibrata svela i meccanismi che animano lo spirito del viaggiatore.

Le parole dell’autore, alla pari dei disegni dell’amico Thierry, evidenziano una percezione del mondo basata sull’essenzialità.

Bouvier non cataloga le bellezze viste, né tinteggia i paesaggi come se fosse un pittore impressionista. Abbandonando la mentalità di partenza e i preconcetti della cultura d’appartenenza, i due amici si introducono nella vita quotidiana dei popoli che abitano i luoghi e la raccontano, intrecciandola alla quotidianità del viaggio.

Recensione di Diana Facile

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