Copertina del libro
Copertina del libro "Maschere per un massacro" di Paolo Rumiz

Guerra in Bosnia: capirla con un libro

“Maschere per un massacro” del giornalista Paolo Rumiz è un libro sulla guerra in Bosnia che ho avuto modo di leggere giusto un mese prima di partire per un viaggio nei Balcani.

Non sempre, ma quando mi trovo di fronte a viaggi in terre meno battute e più lontane da noi culturalmente ho voglia di capirne di più. Se si decide di visitare un paese come la Bosnia non ci si può limitare solo a stilare un itinerario con i luoghi più turistici da vedere.

Una meta di questo genere merita uno studio e un’attenzione particolari.

I Balcani si trovano a non molti chilometri dall’Italia, eppure hanno una storia recente così forte, violenta e crudele che stentiamo a crederla vera. Per questo conoscerla è indispensabile. Soprattutto perché non è una delle classiche storie di cui si legge molto sui libri di scuola o di cui si parla spesso al telegiornale.

La guerra dei Balcani è stato invece l’avvenimento più tragico della storia europea del novecento dopo la seconda guerra mondiale, nonostante in molti ne sappiano davvero poco.

Leggere uno dei libri sulla guerra in Bosnia è secondo me fondamentale prima di partire per un viaggio in questa terra ancora poco conosciuta, ma molto accogliente e ancora autentica.

Alla ricerca di un libro che parlasse delle guerra in Bosnia mi sono imbattuta proprio in “Maschere per un massacro” di Paolo Rumiz e scelta non poteva essere più azzeccata.

Questo libro è entrato di diritto nella classifica dei miei libri preferiti di tutti i tempi.

Questo libro sulla guerra in Bosnia ha solo 200 pagine, si legge velocemente, ma è incredibilmente intenso e vi rimarrà attaccato per un bel po’ di tempo.

Il libro venne pubblicato originariamente nel 1996 da Editori Riuniti e poi ristampato nel 2011 da Feltrinelli.

Guerra dei Balcani: capirla attraverso un libro

Capire una guerra forse è un intento un po’ troppo grande per chiunque, le dinamiche che si scatenano e i retroscena sono talmente grandi, enigmatici e a volte nascosti che anche uno storico non riuscirà mai a padroneggiare la materia fino in fondo.

Attraverso “Maschere per un massacro” però ci possiamo fare un’altra idea di cosa è stata la guerra in Bosnia. In questo libro Paolo Rumiz, inviato sul posto in quei giorni, non ci racconta semplicemente schieramenti, battaglie, date e numeri; il giornalista ci accompagna in un viaggio psicologico e sociologico ben più profondo e rivelante.

Spesso non tutto è come sembra. Qual è il dietro le quinte di questa guerra? Quali sono i veri motivi che hanno scatenato questo conflitto? Attraverso questo libro sulla guerra Rumiz ci illustra l’origine del male, dei conflitti e dell’odio in maniera ampia e anche generica tanto da andare aldilà di questa guerra in Bosnia e arrivando all’essenza di tutti gli scontri.

Le dinamiche dell’odio e del conflitto spiegate dal giornalista sono così attuali che sembrano incredibili, ma ci aiutano a comprendere meglio il mondo contemporaneo.

Vi ritroverete a leggere questo libro con un mix di orrore e stupore scoprendo piano piano le verità nascoste: le maschere con cui il massacro ci è sempre stato presentato cadranno una ad una.

Con la sua analisi oggettiva, i documenti, le testimonianze dirette Paolo Rumiz inchioda i colpevoli. Non solo quelli ovvi che hanno preso parte attivamente alle stragi e hanno premuto il grilletto ma anche coloro che sono stati spettatori passivi di tutto. Italia inclusa.

Troppo vicini ma troppo distanti, l’Europa tutta e le forze di pace internazionali non sono riuscite o non hanno voluto capire le vere ragioni di questo conflitto, bloccati allo stereotipo dello scontro primitivo tra “tribù” ed etnie diverse.

La disgregazione della Jugoslavia e la difficoltà di una convivenza pacifica erano la motivazione più banale e facile da spiegare. Ma era davvero tutto qui? O c’era un piano ben più grande orchestrato dall’alto?

Sì, si è trattato di un grande imbroglio studiato a tavolino dai potenti. Le differenze che passavano quasi inosservate sono state inasprite volontariamente, la minaccia di un nemico pronto a fare fuori l’etnia diversa è stata fomentata anche a pagamento. Criminali e frange estremiste di tifosi pagati per creare precedenti e motivi di attrito.

Attraverso questo libro sulla guerra in Bosnia ho potuto conoscere meglio la storia di luoghi che poco tempo dopo avrei visto con i miei occhi.

Mostar per esempio è stata una tappa fondamentale del mio viaggio. Si tratta di una delle città più colpite e il suo famoso ponte è diventato un simbolo vero e proprio della guerra. Un ponte che unisce due culture e che senza validi motivi strategici venne abbattuto per fiaccare un popolo già debole e provato.

Srebrenica. Un luogo dal nome quasi impronunciabile di cui pochi conoscono la storia e che invece è stato teatro della più grande strage in Europa dai tempi della seconda guerra mondiale. 8.000 persone, musulmani, massacrati nel giro di pochissimi giorni, nel 1995, a pochi passi dai caschi blu dell’ONU.

Una tragedia come questa non deve essere dimenticata né relegata ad una lettura superficiale e banale.

Paolo Rumiz con “Maschere per un massacro” ci aiuta a fare luce in questo complesso conflitto così cruento e così recente.

Grazie a questo libro ho visitato certi luoghi della Bosnia con una consapevolezza diversa.

Nonostante i sentimenti ancora contrastanti e le relazioni tra serbi e musulmani che in alcune zone sono sempre tese e difficili da ricucire, in Bosnia non mancano memoriali e musei che vale la pena visitare.

A Sarajevo, per esempio, potete visitare la commovente Galerija 11/07/95 e poco fuori dalla città quello che è rimasto del Tunnel che passava sotto l’aeroporto ed aiutò Sarajevo a sopravvivere all’assedio.

“È così che sulla stampa e nell’etere esplode un linguaggio completamente nuovo, aggressivo, spesso basato sulla demonizzazione dell’antagonista, sulla lettura “etnica” di una crisi che invece è politica, economica e sociale, sulla prefigurazione di complotti provenienti da poteri forti esterni al paese, su un vittimismo nazionale talvolta spinto fino al martirologio, sugli attacchi alla Costituzione e alle più alte cariche istituzionali, e soprattutto sull’esaltazione della “gente”, del narod, di un popolo che sta sopra tutto, anche sopra i poteri rappresentativi dello Stato.”

Articolo scritto da: Sara Ciolini