Copertina del libro
Copertina del libro "L’eterno viaggiare. The Balkan Express Journey" di Roberto Sallustio

Sono una grande amante di Balcani, lo ammetto. C’è chi soffre di mal d’Africa e chi, come me, di mal di Balcani. Di libri ambientati in queste terre ne ho letti molti: romanzi, racconti e analisi storiche. Mi sono soffermata sulle pagine di Maschere per un massacro di Paolo Rumiz  per provare a comprendere una guerra incomprensibile e mi sono emozionata leggendo la saga familiare de Il profumo della pioggia nei Balcani di Gordana Kuić. Poi ho scoperto L’eterno viaggiare. The Balkan Express Journey di Roberto Sallustio e non sono riuscita a fare a meno di essere incuriosita dalla storia di un viaggio on the road in questi Paesi: un viaggio simile a quelli che nelle ultime estati mi hanno vista protagonista, un viaggio alla scoperta della penisola balcanica.

“Ero preparato a macerie e cimiteri e, invece, qui è tutto stupendamente vivo, anche senza l’ingombrante presenza umana.”

L’eterno viaggiare. The Balkan Express Journey: un viaggio on the road nei Balcani

 

L’eterno viaggiare. The Balkan Express Journey di Roberto Sallustio è un romanzo semiautobiografico ed è questo che lo rende davvero particolare. Tra le pagine del libro, infatti, si riescono a cogliere le emozioni dell’intero viaggio: dall’euforia che si prova alla partenza, alla curiosità che spinge tra le strade di una città nuova, fino al timore che pervade quando non si capisce una lingua e ci si sente sperduti. In questo romanzo Roberto riesce a far percepire il viaggio al lettore e non si limita a raccontarlo.

Il protagonista non ha un nome: potrebbe essere Roberto, potremmo essere noi, potrebbe essere chiunque. È un ragazzo come tanti, che ha perso un lavoro e che ama viaggiare. Un ragazzo che parte senza troppi programmi verso terre ancora poco conosciute e con una foto in tasca. Quella foto, però, è il vero motore del suo viaggio on the road nei Balcani.

The Balkan Express Journey: da Trieste al Montenegro

Il protagonista del libro di Roberto Sallustio ha perso da poco il proprio impiego e ha lasciato la quarta casa che aveva preso in affitto proprio per “motivi di lavoro” quando decide di prendersi 10 giorni per fare un viaggio rimandato per troppo tempo.

Il giovane sale su un autobus a Mestre diretto a Zagabria, la prima fermata del suo viaggio on the road nei Balcani.

Non ha organizzato molto: conosce solo le tappe da raggiungere lungo il percorso e gli ostelli prenotati con anticipo. Come spostarsi da una città all’altra lo lascia decidere al destino… o meglio, alle poche possibilità che questi Paesi ancora poco battuti dal turismo gli offrono.

È proprio durante gli spostamenti da una città all’altra che i Balcani si mostrano in tutta la loro particolare bellezza e in tutta la loro straordinaria autenticità: sono gli sterminati campi di pannocchie, le case dalle facciate fatiscenti ai bordi delle strade, le pekara (i panifici) che si incontrano a ogni angolo, il pullman sgangherato che macina chilometri da una parte all’altra della Bosnia e il profumo del caffè locale a riempire gli occhi e l’anima del giovane.

Il protagonista si ferma a Zagabria, Belgrado, Sarajevo, Mostar, Podgorica e, infine, a Bar. Un viaggio dalla Croazia al Montenegro che racconta sulle pagine del suo diario. Un viaggio che lo vede attraversare città, credenze e storie diverse in quelle terre uniche e particolari che sono i Balcani, Paesi dove oriente e occidente si sono incontrati e a volte, purtroppo, anche scontrati.

Il giovane incontra più volte i segni di una guerra finita da vent’anni, un conflitto cruento e feroce che ha lasciato segni indelebili su edifici, persone e anime.

Il protagonista di questo romanzo si ritrova spesso con la sua fedele compagna di viaggio, la sua pipa, a riflettere su massacri, bombardamenti e divisioni. Le sue domande sono le stesse che mi sono posta anche io in questi anni di esplorazione nei Balcani. Le sue domande, come le mie, non hanno trovato alcuna risposta.

A questo punto la trama del libro ti potrebbe apparire semplice: è la narrazione di un viaggio on the road nei Balcani, alla scoperta delle particolarità di Paesi apparentemente lontani da noi. In realtà c’è molto di più tra le pagine di questo libro che scorre veloce e coinvolge il lettore.

The Balkan Express Journey di Roberto Sallustio è un romanzo apparentemente facile: la sua scrittura genuina, i pensieri del protagonista che si mescolano alla narrazione e agli estratti del diario di viaggio, rendono la lettura leggera e fluida, ma questo non deve far pensare a un libro banale. Il racconto di Roberto Sallustio è tutt’altro.

Un viaggio nei Balcani per ritrovarsi

Non voglio svelarti la fine di questo breve romanzo. Non voglio precluderti la possibilità di emozionarti. Desidero solo raccontarti perché vale la pena leggere The Balkan Express Journey di Roberto Sallustio e per questo cercherò semplicemente di raccontarti le emozioni che questo breve romanzo mi ha suscitato.

Ogni viaggio è una storia da raccontare. Ogni viaggio è capace di insegnarci qualcosa. E questo viaggio on the road nei Balcani è davvero una storia speciale.

Il protagonista del libro parte per un viaggio spinto da una serie di sentimenti profondi, ma contrastanti: parte per affetto, amore, nostalgia, rammarico e timore. Parte per trovare qualcuno, ma parte anche per recuperare sé stesso.

A volte si fanno scelte nel passato che si ripresentano nel futuro costringendoti a percorrere una strada mai percorsa, un sentiero che avevi abbandonato perché, all’epoca, non ti sentivi pronto.

Roberto Sallustio riesce a mettere a nudo sentimenti ed emozioni veri e reali., emozioni che ognuno di noi prova quotidianamente. Riesce a sottolineare l’importanza di non dimenticare mai il proprio passato e di lasciarsi andare a nuove decisioni quando questo si ripresenta e bussa di nuovo alla nostra porta. In The Balkan Express Journey Roberto è capace di ricordarci che anche se una cosa, un’idea o una destinazione può apparire folle, impossibile o lontana, non dobbiamo mai abbandonare l’idea di poterla raggiungere. Bisogna andare avanti. Fino alla fine.

Articolo scritto da: Selene Scinicariello.