Copertina del libro
Copertina del libro "Essere terra. Un viaggio di ricerca” di Lorenzo Merlo

Andare in Afghanistan e poi tornare a casa via terra, attraversando paesi che svelano umanità disparate, paesaggi unici, storie controverse. La prima parte del viaggio è raccontata in Essere terra. Viaggio verso l’Afghanistan. Qui invece leggi la recensione di Essere terra. Un viaggio di ricerca di Lorenzo Merlo per scoprire la seconda parte del viaggio, quella del ritorno.

“Ma il viaggio ha la sua piccola crudeltà. Lascia poco spazio – quando non lo chiude del tutto – a ciò che è stato. La strada nuova, il paesaggio scoperto, le loro richieste strappano l’attenzione e se la tengono. E, se è cinico, diventa anche terapeutico.”

 

Il viaggio di ritorno, dall’Afghanistan a casa

Essere terra. Un viaggio di ricerca inizia laddove il libro precedente si era fermato: in Afghanistan, vero fulcro di tutto il viaggio, catalizzatore di emozioni contrastanti ed essenziali.
Lorenzo Merlo rende ben chiare le motivazioni che l’hanno spinto a compiere un viaggio così “grande”: andare in Afghanistan e poi tornare, da solo, via terra, con una macchina privata, senza protezioni o raccomandazioni di nessun tipo. Lorenzo spiega che nessuna razionalità può, da sola, sostenere un tale progetto: serve piuttosto una visione che, come un tappeto volante, ti permetta di sorvolare ogni difficoltà o timore. Per lui, “era venuto il momento di mettere tutto in gioco, di affidare tutto alla naturale fede che ogni visione contiene e sprigiona. Non sarei partito pensando ai rischi. Vedevo la bellezza, andavo da lei”. Quando ci si muove alla ricerca della bellezza nel suo senso universale, non si ha paura di consumare le suole, respirare polvere, accettare gli odori e gli umori e i contrasti del mondo.

Il secondo libro che racconta il viaggio si lascia l’Afghanistan alle spalle e si appresta a scoprire terre nuove. E così, come se fossimo a bordo del mitico Defender di Lorenzo, attraversiamo i paesaggi e le umanità di Paesi lontani: l’Uzbekistan e il Kazakhstan di un’Asia centrale che sgomita per ottenere la sua parte nel mondo; una Russia sempre ricca di contrasti; un Caucaso che disegna frontiere eterogenee e complesse; l’Ucraina e la Romania, la Serbia e poi su fino a casa, dove il viaggio si conclude. Nel mezzo, tutto ciò che i giorni hanno da offrire: lunghe traversate su strade sconfinate, paesaggi la cui realtà supera la magia nella loro bellezza, creazioni umane a volte deludenti e altre volte da mettere i brividi. L’esperienza della visita alla tristemente famosa scuola di Beslan è forse il culmine della lettura di Essere terra.

Un viaggio di ricerca
di Lorenzo Merlo, soprattutto quando si prova a rispondere alle domande su quelli che restano: “chi di loro avrà potuto iniziarsi a nuova vita dopo ciò che c’era stato? Chi di noi ha i mezzi per tenersi lontano dal proprio passato? Chi è in grado di voltare pagina e tornare al presente? E se mai fosse possibile, con che unità di tempo dovrà contare gli istanti infiniti della sofferenza?”.

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Essere terra. Un viaggio di ricerca di Lorenzo Merlo: un’indagine emozionale e psicologica

Lo scopo del viaggio di Lorenzo è ed è sempre stato quello di essere terra: “una ricerca dell’essenziale, un rogo del superfluo, un gesto per ricacciarlo indietro, per scoprire quanto le sue scorie edulcorate ci avevano separato da noi stessi”. Divenendo terra ci si spoglia di ideologie, superstizioni, dogmi, soggezioni; si impara ad accettare ciò che la vita ci offre e questo ci aiuta a estrarre da noi stessi forza e potenzialità creativa.

Si è capaci di guardare negli occhi i nostri stessi pregiudizi, di scoprire le profondità delle radici proprie e altrui, di perdonare e perdonarci, di prendere le distanze da una prepotenza tipica occidentale che non deve necessariamente appartenerci.
Questo lungo viaggio di Lorenzo ci insegna che viaggiare ci aiuta ad aprire la nostra mente, se ci predisponiamo a farlo. Viaggiare ci aiuta a capire la storia, ad allargare i limiti della nostra resilienza, a creare pensieri e giudizi nella nostra che siano solo e soltanto nostri. Viaggiare ci porta, infine, a scoprire anche la più vera essenza di noi stessi: “si parte incuranti delle ore e dei giorni che ci attendono, forse meravigliosi, forse no. Forse misticamente duri, probabilmente straordinariamente lenti, sicuramente in una fornace polverosa. Inseguendo la suggestione pura del viaggio come scoperta. Si parte, per il rischio di sentire quelle vibrazioni scorrere nel petto, nel respiro. Si parte quando non c’è altra realtà per dimostrare il nostro senso, la nostra ragione d’essere. La partenza, la decisione di partire diventa un’endovena di vitalità, soddisfazione, bellezza, compimento, quiete, successo, forza. Culmine di tutta la fatica – qualunque sia stata – che l’ha preceduta”.

Essere terra. Un viaggio di ricerca di Lorenzo Merlo è uno di quei racconti di viaggi, rari e preziosi, in cui ogni singola parola sembra essere scelta con cura. Il libro è lungo e alcuni suoi paragrafi sono molto articolati, eppure leggerlo è un piacere. Si riesce a cogliere tutti i dettagli: le sfumature di un tramonto, le irregolarità di una strada, le rughe di una donna, il modo in cui la luce filtra. E però, a Lorenzo piacciono di più gli sguardi d’insieme, quelli che ti permettono di scattare un’istantanea ampia di una città vista dalla cima di un minareto: in effetti, da questo libro si riesce anche ad avere una visuale estesa sui Paesi che Lorenzo attraversa, ovviamente dalla sua prospettiva ma comunque in una ricchezza di spunti di riflessione e osservazione di grandissimo valore. In generale, la sensazione che resta alla fine di questa lettura consiste in un crollo totale di ogni pregiudizio nei confronti di ciò che non conosciamo: spesso ci facciamo delle idee in testa, soprattutto a causa di ciò che ci viene detto dai media, e poi dobbiamo ricrederci quando facciamo esperienza diretta di un luogo o una circostanza. Ad esempio, in Essere terra. Un viaggio di ricerca, Lorenzo Merlo parla così del Kazakhstan: “il pregiudizio che fosse un paese duro, disinteressato al turismo, empaticamente irraggiungibile, disperatamente lontano da rinunciare a speranze di similitudini rivelò due cose: era infondato, ero un cretino”. O, ancora, così della Romania: “era una Romania infinitamente lontana da quella scialba e trascurabile prodotta dall’idea di povertà e malavita che ci avevano raccontato per imbrattarla di maldicenze che da lontano sarebbe stato facile mantenere. Che da vicino non si sarebbe neppure capito dove scovare”.

La variegata umanità di Essere terra. Un viaggio di scoperta di Lorenzo Merlo

Nel corso del viaggio raccontato in Essere terra, Lorenzo Merlo incontra ovviamente decine e decine di persone. Ognuna lascia qualcosa del proprio essere. Alcune, che lui definisce angeli, lo aiutano nelle piccole e grandi avversità del viaggio, dimostrando una forte solidarietà senza chiedere niente in cambio; altre sono più dure e spigolose, alcune addirittura sembrano godere nel trattarlo con poco riguardo. In ogni caso, i tanti episodi d’incontro raccontati dimostrano come in tutte le terre del mondo l’umanità riesca a svelarsi nelle sue interminabili sfumature, dalle più grette alle più illuminate; e Lorenzo ha la fortuna/sfortuna di farne esperienza molte volte nel corso del viaggio.
Vedendo il mondo con gli occhi di uzbeki, afghani e così via, Lorenzo impara lezioni che nessuno gli aveva mai insegnato.

Molto semplicemente (ma forse no), impara che gli altri hanno il nostro stesso bisogno di rispetto e di dignità, la stessa voglia di essere considerati portatori di qualcosa d’importante. Il senso di superiorità di noi occidentali diventa inopportuno e mortificante sotto questa luce: “li guardavo attraverso l’obiettivo e mi chiesi che mondo avessero davanti, quanto diverso fosse dal mio. Certamente altrettanto farcito di intenzioni. Certamente neppure di un punto meno dignitoso del mio né di coloro che nel prossimo vedono terra di conquista per profitto e vanagloria personale”. Umanità, storia e viaggio si intrecciano continuamente: viaggiando conosciamo meglio la storia degli altri, e viene così meno la voglia di prevaricare. Viaggiando vediamo come si smussano le differenze tra noi e “gli altri”, come si accentuano le caratteristiche che ci rendono tutti fratelli. “Le persone non sono persone, sono maree, bonacce e burrasche. [Siamo] semplici terminali della natura, mossi dalle medesime forze, attraversati dai medesimi sentimenti. Come potremmo essere diversi dagli altri come sempre crediamo?”.

Recensione di Agnese Sabatini

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